Vanessa Barragão reinventa il mondo (senza l'Italia) in un arazzo lungo 20 metri e fatto interamente di lana riciclata

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La giovane designer portoghese Vanessa Barragão realizza tappeti e arazzi artigianali con tessuti riciclati. Mixa varie tecniche (maglia, macramè, uncinetto ecc.) per ottenere diversi volumi e tessiture. II suo soggetto prediletto sono i fondali marini e le barriere coralline.

Ultimamente si è però cimentata nella realizzazione di un’enorme carta geografica. L’opera, commissionatale a Vanessa Barragão in occasione di una partnership tra l'aeroporto Londra Heathrow e il Royal Botanic Gardens di Kew, rappresenta il mondo con riferimenti alla flora dei vari continenti. E’ stupefacente per la grandezza e la ricchezza dei particolari, anche se la comprensibile approssimazione topografica appare a volte eccessiva. Nella mappa, ad esempio non sembra esserci traccia dell’Italia. Probabilmente troppo piccola per non essere nascosta da uno dei fiori applicati all’arazzo.

In compenso ci sono riferimenti alla profondità dei fondali marini, alle correnti e alla presenza di barriere coralline. Ma anche alla quantità di precipitazioni in un determinato territorio e al conseguente sviluppo della vegetazione. Per arricchire il suo arazzo di questi particolari Barragão ha usato i colori dei filati ma anche tecniche artigianali diverse. Così le zone secche corrispondono a punti in cui il tappeto ha pelo raso, mentre dove le piante abbondano si fa lungo e lavorato.

Ha anche inserito piante autoctone dei luoghi tratteggiati. Come il Gingko biloba cinese, il Cypripedium calceolus europeo ( orchidea selvatica Scarpetta di Venere ) e il Caffè africano

L’arazzo, lungo 20 metri, è stato posizionato nella zona destinata alle partenze dell’aeroporto Londra Heathrow. Per completarlo a Vanessa Barragão sono servite 520 ore di lavoro. (via Colossal)

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Toshihiko Shibuya tratteggia le origini della vita usando soltanto 800 puntine da disegno

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Toshihiko Shibuya ha appena inaugurato una mostra personale alla galleria Houmura di Sapporo. L’esposizione si intitola “White Generation origin-birth” e presenta lavori vecchi e nuovi. Tra loro un capitolo della serie “White Generation” realizzato per l’occasione. Le opere sono dei pezzi di legno che Shibuya ha raccolto, dipinto di bianco e ricoperto di puntine da disegno a testa sferica. Ben 800. puntine

L’artista giapponese Toshihiko Shibuya in tutte le sue opere parla di rinnovamento, della capacità della vita di rigenerarsi e prendere il sopravvento. Un lavoro silenzioso e discreto in cui l’opera è la natura stessa e all’artista spetta solo il compito di evocare, sottolineando uno spettacolo misterioso che si ripete sempre uguale e sempre diverso sotto i nostri occhi resi ciechi dalla distrazione e dall’abitudine.

Per questo Shibuya dà il meglio di se durante gli interventi all’aria aperta sia in estate che nel nevoso inverno di Hokkaido. Le opere che fanno parte della mostra, tuttavia, appaiono come un riuscito compromesso tra interno ed esterno. I rami e i tronchi raccolti dall’artista sono stati scelti per le loro forme complesse e vissute, ma soprattutto la stratificata tessitura è stata mantenuta inalterata. Così muschio, incrostazioni e irregolarità varie possono arricchire il fascino di questi oggetti che il colore bianco rende simili a fossili o rocce intagliate in modo primordiale.

Le puntine da disegno, come note di una partitura musicale , fioriscono in ordine sparso sulle linee tracciate dalla corteccia. L’artista ne ha posizionate 800, divise su 7 pezzi di legno, nella sola nuova serie di lavori del ciclo ‘White Generation’.

"In questo modo- dice Toshihiko Shibuya- ho evocato immagini di vita che si espande. Dovrebbero essere guardati come la massa di uova depositate dai pesci, o dagli anfibi oppure come fossero molluschi, funghi e muffe."

In queste opere come in tutta la produzione dell’artista di Sapporo si nasconde un messaggio in qualche modo nostalgico: “La legge dei "cicli naturali" ha cominciato a perdersi a poco a poco.!” ripete.

“White Generation origin-birth” di Toshihiko Shibuya resterà allestita alla Houmura Gallery fino al 28 di questo mese.

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Come dipinti dei maestri olandesi le rose fotografate da Nick Knight sul tavolo di casa

Friday 8th June, 2018, hand-coated pigment print, 2019. All images © Nick Knight, courtesy of the artist and Albion Barn

Friday 8th June, 2018, hand-coated pigment print, 2019. All images © Nick Knight, courtesy of the artist and Albion Barn

Realizzate nell’arco di oltre un ventennio, le immagini della serie Roses, del fotografo britannico Nick Knight, sono la riedizione contemporanea e la citazione ossessiva delle nature morte dei maestri olandesi vissuti tra il XV e il XVI secolo. Così simili a dipinti da non avere niente a che fare con la documentazione del reale, Nick Knight le ha scattate nel suo soggiorno, dopo aver posato sul tavolo un mazzo di fiori.

Nick Knight è un fotografo di moda molto famoso e un regista di video musicali dallo stile inconfondibile. La sua è una bellezza che sfida gli stereotipi e si reinventa, trasgressiva, a volte cupa, senza essere volgare. Ha lavorato tra gli altri con Bjork, Lady Gaga, John Galliano e Alexander McQueen. Gli scatti dedicati alle rose per lui sono un divertissement. Già nel corpo commerciale del suo lavoro, tuttavia, si intravedono degli elementi che Roses rende evidenti: la pittoricità della fotografia, l’importanza del colore, una romantica attrazione verso la decadenza e una certa tendenza all’astrazione.

Knight affronta la storia della pittura vanitas- scrive la galleria Albion Barn che ha in corso una sua mostra- incapsulando la fragilità del ciclo vitale di una rosa sia nella composizione che nel mezzo; le rose stanno morendo, la vernice gocciola. Sta documentando un momento che scivola dalla nostra presa.”

Nelle immagini di Nick Knight le rose sembrano fluttuare, le composizioni complesse esaltano la bellezza dei fiori, malgrado siano catturati in momenti diversi della loro vita (dalla piena apertura dei petali fino a quando sono completamente appassiti). Alla delicatezza dei colori pastello poi, Knight, contrappone ombre inquietanti.

Le rose, il fotografo britannico le coglie nel suo giardino per poi metterle sul tavolo del soggiorno e immortalarle. Usa solo luce naturale e pochi oggetti di scena (vasi, bicchieri in cui immerge le piante). Ma la cosa più interessante è la tecnica che usa. Niente photoshop. Mette, invece, la carta fotografica al contrario nella stampante per impedire che i colori vengano assorbiti nel modo corretto. Sempre in questa fase, a volte, introduce acqua e calore per incoraggiare gli inchiostri a colare. Ultimamente ha sperimentato l’intelligenza artificiale per sovrapporre e mixare milioni di immagini di rose in modo da riempire gli spazi vuoti aumentando le dimensioni e la risoluzione di ogni immagine.

Nick Knight ha ovviamente un sito internet che presenta un estratto della sua vasta produzione. Più immagini delle sue rose si trovano sul sito della galleria Albion Barns dell’Oxfordshire che ha in corso una sua mostra (fino al 22 settembre 2019). (via Designboom)

Sunday 6th September, 2015, hand-coated pigment print, 2019

Sunday 6th September, 2015, hand-coated pigment print, 2019

Saturday 24th October, 2015, hand-coated pigment print, 2019

Saturday 24th October, 2015, hand-coated pigment print, 2019

Saturday 14th July, 2018, hand-coated pigment print, 2019

Saturday 14th July, 2018, hand-coated pigment print, 2019

Sunday 25th June, 2017, hand-coated pigment print, 2019

Sunday 25th June, 2017, hand-coated pigment print, 2019