Kathleen Ryan che scolpisce limoni ammuffiti ricoperti di pietre preziose

“Emerald City” (2019), alt. view. All images courtesy the artist and Josh Lilley, London. Photographs by Lance Brewer.

“Emerald City” (2019), alt. view. All images courtesy the artist and Josh Lilley, London. Photographs by Lance Brewer.

Le sculture dell’artista statunitense Kathleen Ryan si potrebbero definire iperrealiste per la somiglianza al soggetto e la cura maniacale dei dettagli. Solo che sono grandi, molto grandi rispetto alle dimensioni dei frutti marci che rappresentano. E ricoperte di pietre preziose.

I migliori risultati li raggiunge con i limoni ma Kathleen Ryan, originaria di Santa Monica, residente a New York e formatasi professionalmente alla Carlson & Company (cioè lo studio dove sono state realizzate fisicamente alcune delle più famose opere contemporanee tra le quali alcuni Baloon Dog di Jeff Koons), scolpisce una grande varietà di frutti. Per colorarli li riveste interamente di pietre preziose e semi-preziose come malachite, onice, quarzo, giada. quarzo fumé ma anche turchese, smeraldo, agata ecc.

Le sculture alte tra i 15 e i 75 centimetri circa sono realizzate in schiuma, dipinte sommariamente per permettere all’artista di avere una mappa di toni da seguire. A questo punto la Ryan applica le piccole gemme ad una ad una con degli spilli. Ogni opera è il frutto di 2 mesi di lavoro e conta circa una scorza di 10mila pietre.

Secondo l’autrice questi frutti preziosi e decadenti sono ambivalenti, perchè la loro bellezza non coincide con la vita ma con la morte, e la ricchezza dei materiali celebra la perdita.

"Non sono solo opulente- ha dichiarato in un'intervista rilasciata al New York Times- c'è un senso intrinseco di declino incorporato in loro"

Kathleen Ryan è rappresentata dalla Josh Lilley Gallery di Londra e dalla François Ghebaly Gallery di Los Angeles.

“Emerald City” (2019), detail

“Emerald City” (2019), detail

“Soft Spot” (2019), amber, amethyst, rhodonite, rose quartz, serpentine, tree agate, jungle jasper, smokey quartz, garnet, agate, turquoise, olive jade, bone, pink lepidonite, glass, steel pins on coated polystyrene, 6 x 8 x 6 inch

“Soft Spot” (2019), amber, amethyst, rhodonite, rose quartz, serpentine, tree agate, jungle jasper, smokey quartz, garnet, agate, turquoise, olive jade, bone, pink lepidonite, glass, steel pins on coated polystyrene, 6 x 8 x 6 inch

“Emerald City” (2019), amazonite, onyx, quartz, rose quartz, turquoise, emerald, jasper, serpentine, smokey quartz, olive jade, fluorite, amethyst, tree agate, Ching Hai jade, lapis lazuli, agate, Russian serpentine, marble, ruby in zoisite, abalone…

“Emerald City” (2019), amazonite, onyx, quartz, rose quartz, turquoise, emerald, jasper, serpentine, smokey quartz, olive jade, fluorite, amethyst, tree agate, Ching Hai jade, lapis lazuli, agate, Russian serpentine, marble, ruby in zoisite, abalone shell, bone, coral, freshwater pearl, glass, steel pins on coated polystyrene, 18 x 29 x 20 inches

“Bad Lemon (Creep)” (2019), amazonite, aventurine, black onyx, Italian onyx, turquoise, labradorite, carnelian, ocean jasper, sesame jasper, serpentine, fluorite, Ching Hai jade, snow quartz, magnesite, agate, breccicated jasper, rhodonite, rhodochr…

“Bad Lemon (Creep)” (2019), amazonite, aventurine, black onyx, Italian onyx, turquoise, labradorite, carnelian, ocean jasper, sesame jasper, serpentine, fluorite, Ching Hai jade, snow quartz, magnesite, agate, breccicated jasper, rhodonite, rhodochrosite, red agate, garnet, tree agate, rose quartz, amethyst, lilac stone, limestone, marble, mother of pearl, bone, freshwater pearl, glass, steel pins on coated polystyrene, 20 x 20 x 28 1/2 inches

“Bad Lemon (Creep)” (2019)

“Bad Lemon (Creep)” (2019)

“Bad Lemon (Creep)” (2019), detail

“Bad Lemon (Creep)” (2019), detail

“Bad Peach” (2019), rose quartz, agate, carnelian, pink opal, rhodonite, rhodochrosite, calcite, amber, quartz, fluorite, tree agate, magnesite, turquoise, serpentine, bone, coral, jasper, tiger eye, labradorite, red malachite, mother of pearl, glas…

“Bad Peach” (2019), rose quartz, agate, carnelian, pink opal, rhodonite, rhodochrosite, calcite, amber, quartz, fluorite, tree agate, magnesite, turquoise, serpentine, bone, coral, jasper, tiger eye, labradorite, red malachite, mother of pearl, glass, steel pins on coated polystyrene, 15.5 x 16.5 x 16 inches

“Bad Lemon (Sour Sparkle)” (2019), serpentine, aventurine, labradorite, rhodonite, rhodochrosite, pink aventurine, rose quartz, black onyx, citrine, unakite, tektite, smoky quartz, quartz, carnelian, limestone, pink lepidolite, tree agate, red agate…

“Bad Lemon (Sour Sparkle)” (2019), serpentine, aventurine, labradorite, rhodonite, rhodochrosite, pink aventurine, rose quartz, black onyx, citrine, unakite, tektite, smoky quartz, quartz, carnelian, limestone, pink lepidolite, tree agate, red agate, grey agate, black agate, breccicated jasper, hematite, mother of pearl, bone, freshwater pearl, 19 3/4 x 20 x 29 inches

“Bad Lemon (Sour Sparkle)” (2019), detail

“Bad Lemon (Sour Sparkle)” (2019), detail

La bellezza desolata e l'immobilità irrequieta nei ritratti di giovani donne di Cristina Coral

All images Courtesy Cristina Coral

All images Courtesy Cristina Coral

Cristina Coral scatta fotografie enigmatiche le cui protagoniste sono quasi sempre giovani donne ritratte in ambienti retrò riccamente decorati. Le modelle hanno spesso il volto coperto e solo il riflesso di uno specchio, può occasionalmente, regalare qualche particolare in più sull’identità delle protagoniste o sul racconto.

Le immagini sono immobili in modo surreale, tuttavia si intuisce che qualcosa è già successo o stà per accadere. Qualcosa di traumatico o misterioso. Perchè l’inquietudine è palpabile e la paura si insinua nella tranquillità apparente di scene falsamente quotidiane. Alcuni scatti anzi, prendono spunto dalle scene di film horror più o meno famosi (per esempio Shining)..

Le serie di fotografie di Cristina Coral sono dichiaratamente trasposizioni in immagini di argomenti introspettivi (la parte nascosta delle persone, la capacità di entrare in contatto con la storia di vecchie dimore ecc)

Le mie storie sono spesso introspettive-spiega- credo scaturiscano da un mio modo di sentire che mi appartiene profondamente, dal mio pensiero estetico e dal mio modo di interpretare la realtà. I miei progetti nascono da intuizioni o da riflessioni.”

Tuttavia, a ben vedere sembra sempre essere la momentanea perdita di identità delle protagoniste a generare la tensione che resta sospesa. Visivamente questo si traduce in pose oniriche, specularità ma soprattutto nei volti coperti.

Gli ambienti hanno sempre un ruolo fondamentale nelle immagini che accostano abiti fantasia e tappezzerie floreali, arredi vintage e chiaroscuri drammatici.

"La ricerca di luoghi- continua- oggetti, costumi sono per me altrettanti atti creativi che compio sempre da sola. Le ambientazioni retrò e le geometrie mi fanno sentire a mio agio. Diciamo che quasi sempre sono il punto di partenza e la chiave di lettura."

Cristina Coral è cresciuta in Italia e ha vinto diversi premi per le sue fotografie. Tra le sedi espositive figurano la Somerset House di Londra, il PhotoVogue Festival 2016 e Santa Maria della Scala di Siena. Lavora in Italia ma anche in Slovenia e a Berlino. Per vedere altre sue fotografie si può dare uno sguardo al sito internet o seguire il suo account instagram.

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Per la prima volta va all'asta un murale di Keith Haring. Misurava quasi 26 metri, è stato diviso in 16 pezzi

Keith Haring, Untitled (The Grace House Mural) , Grace House, ca. 1983-1984. Est. $ 3 milioni - $ 5 milioni. Foto di Tom Powel Imaging. Courtesy Bonhams.

Keith Haring, Untitled (The Grace House Mural) , Grace House, ca. 1983-1984. Est. $ 3 milioni - $ 5 milioni. Foto di Tom Powel Imaging. Courtesy Bonhams.

Il prossimo 13 novembre va all’asta a New York il murale di Grace House, realizzato all’inizio degli anni ‘80 da Keith Haring per un centro giovanile cattolico nell'Upper West Side di Manhattan. L’opera, tra le meno note dell’artista statunitense, si estendeva per tre piani di scale e misurava quasi 26 metri di lunghezza.

Per metterlo in vendita è stato necessario rimuovere l’intonaco dai mattoni dell’edificio e dividerlo in 16 sezioni.

Sarà il primo murale di Keith Haring ad essere battuto all’asta.

“Untitled (The Grace House Mural)" venne dipinto da Haring in una sola notte per l’amicizia che si era creata tra lui e alcun giovani che si occupavano del centro. Ma i proprietari dei muri, cioè la vicina Chiesa dell’Ascensione, non hanno avuto nessun merito in questa vicenda. Questo ha creato un clima di malcontento intorno all’evento. Si è detto che malgrado l’edificio in cui si trovava il centro sia stato messo in vendita, il murale avrebbe potuto rimanere dove era sempre stato. "Siamo delusi", ha dichiarato Vazquez, della Haring Foundation a New York Times- Questo murale non doveva essere di proprietà di un collezionista". Infatti, malgrado la chiesa abbia fatto sapere che preferirebbe che il murale andasse a un museo non c’è modo di sapere chi se lo aggiudicherà.

L’opera, che contiene tutte le figure iconiche di Keith Haring (dal bambino raggiante al cane stilizzato) è stata valutata tra i 3 e i 5 milioni di dollari. A venderla sarà la casa d’aste Bonhams. E se sarà un privato a diventarne proprietario, la transazione farà da contraltare alla gioia che ha dato il murale di Amsterdam ritrovato e reso nuovamente visibile al pubblico appena un anno fa.

Keith Haring, Untitled (The Grace House Mural) (detail), ca. 1983–84. Est. $3 million–$5 million. Courtesy Bonhams

Keith Haring, Untitled (The Grace House Mural) (detail), ca. 1983–84. Est. $3 million–$5 million. Courtesy Bonhams

Keith Haring, Untitled (The Grace House Mural) (detail), ca. 1983–84. Est. $3 million–$5 million. Courtesy Bonhams

Keith Haring, Untitled (The Grace House Mural) (detail), ca. 1983–84. Est. $3 million–$5 million. Courtesy Bonhams