Biennale di Venezia 2019| Con 'Island weather' Mark Justiniani trasforma il Padiglione Filippine in un arcipelago sospeso sull'abisso

Pavilion of PHILIPPINES, Mark Justiniani, Island Weather. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of PHILIPPINES, Mark Justiniani, Island Weather. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Immerso nella semi oscurità, il Padiglione Filippine della Biennale di Venezia 2019, si compone di tre isole stilizzate dell’artista Mark Justiniani su cui i visitatori possono salire (rigorosamente senza scarpe), per ammirare dal vetro profondità apparentemente infinite aprirsi sotto i loro piedi . Abissi simili a grotte sottomarine, antichi pozzi o scavi archeologici, da cui fanno capolino luci vive, oggetti e schegge di paesaggio.

La mostra si intitola 'Island weather', alludendo al tempo in senso metaforico. E sfrutta i sentimenti di meraviglia e paura dello spettatore per spingerlo a riflettere su quanto il mondo, per come lo percepiamo, sia illusorio. Infatti l’impressione di profondità infinita è un inganno che Justiniani ha creato mettendo uno specchio spia (come quelli che si usano per gli interrogatori) di fronte a un altro specchio. In questo modo l’artista è anche riuscito a tratteggiare la memoria collettiva del popolo filippino attraverso il ripetersi di poche cose inanimate.

"L'idea dello scavo riguarda anche lo scavo dei ricordi- ha dichiiarato Mark Justiniani in alcune interviste- Dissotterrare le cose che sono state sepolte nella nostra storia”.

‘Island weather’ prende avvio dal concetto di “Sandaigdigan”, che si potrebbe tradurre in “Un unico mondo”, come a dire che tutte le cose sono interconnesse tra loro. Un'idea che affonda le radici nelle religioni ancestrali indigene delle Filippine, semi cancellate dalla colonizzazione spagnola. Una testimonianza di una memoria arcaica, quindi, che si fonde agli oggetti più recenti che compaiono nelle installazioni: le seggiole della scuola pubblica, i contatori elettrici ecc. Anche loro, ripetuti all’infinito dal gioco di specchi, a comporre una memoria collettiva e un’identità nazionale fatta di esperienze quotidiane e stati emotivi comuni.

Il Padiglione Filippine di Mark Justiniani è curato da Tessa Maria Guazon e si trova all’Arsenale. Si potrà ovviamente visitarlo per tutta la durata della Biennale d’Arte di Venezia 2019 (fino al 24 novembre)

Pavilion of PHILIPPINES, Mark Justiniani, Island Weather. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of PHILIPPINES, Mark Justiniani, Island Weather. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of PHILIPPINES, Mark Justiniani, Island Weather. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of PHILIPPINES, Mark Justiniani, Island Weather. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of PHILIPPINES, Mark Justiniani, Island Weather. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of PHILIPPINES, Mark Justiniani, Island Weather. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of PHILIPPINES, Mark Justiniani, Island Weather. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

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Pavilion of PHILIPPINES, Mark Justiniani, Island Weather. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

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Pavilion of PHILIPPINES, Mark Justiniani, Island Weather. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

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Pavilion of PHILIPPINES, Mark Justiniani, Island Weather. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of PHILIPPINES, Mark Justiniani, Island Weather. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of PHILIPPINES, Mark Justiniani, Island Weather. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

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Pavilion of PHILIPPINES, Mark Justiniani, Island Weather. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

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Come freschi acquerelli dai colori del cielo le saline australiane catturate dalla fotografia aerea di Tom Hegen

Salt Series Part II. © Tom Hegen

Salt Series Part II. © Tom Hegen

Le immagini di Tom Hegen a volte sembrano acquerelli, altre fanno pensare a tessuti, altre ancora a smalti intarsiati o a dipinti astratti. Tutto tranne quello che sono realmente: fotografie. Scatti aerei delle saline australiane.

Il fotografo tedesco Tom Hegen aveva già catturato la bellezza delle campiture e dei toni di colore delle saline europee (ne ho parlato qui) e in questa nuova carrellata di immagini, intitolata ‘Salt Series Part II’, ha deciso di tornare a concentrarsi sullo stesso tema. Cambiando solo la location. Barattando i rassicuranti confini del vecchio continente per gli scenari selvaggi dell’Australia Occidentale. Il risultato premia questa scommessa con cromie delicate e fredde così diverse da quelle del primo capitolo.

"Il sale marino è un prodotto pesantemente incluso nella nostra vita quotidiana, ma non sappiamo da dove venga e come sia stato prodotto- spiega Hegen.- L'acqua di mare viene alimentata in bacini di evaporazione, l'energia del sole e del vento concentrano l'acqua per favorire la crescita del sale. Il colore dell'acqua deriva dai micro batteri, che cambiano le loro tonalità quando la concentrazione salina si alza (…)”

Attraverso le due serie sulle saline ma anche altre immagini Tom Hegen cerca di documentare il rapporto tra ambiente e esseri umani. La fotografia aerea è il suo mezzo espressivo preferito. Di solito pubblica i suoi scatti sul sito internet e li condivide sull’account instagram. (via Creativeboom)

Salt Series Part II. © Tom Hegen

Salt Series Part II. © Tom Hegen

Salt Series Part II. © Tom Hegen

Salt Series Part II. © Tom Hegen

Salt Series Part II. © Tom Hegen

Salt Series Part II. © Tom Hegen

Salt Series Part II. © Tom Hegen

Salt Series Part II. © Tom Hegen

Salt Series Part II. © Tom Hegen

Salt Series Part II. © Tom Hegen

Lo strano mondo sottomarino dell'illustratore Giorgio Carpinteri, tra fondali Blue Royal e coste Giallo Napoli

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E’ uno strano mondo quello rappresentato dall’illustratore Giorgio Carpinteri nelle tavole realizzate per il fumetto Aquatlantic, adesso in mostra al Magazzino del Caffè di Venezia. Un universo in cui gli influssi delle Avanguardie Storiche si fondono alle mode della grafica. E un gusto nostalgico, che sa di drive-in anni’50 e pop-corn, si annida dietro la trasfigurazione della contemporaneità . Un luogo dove svariate sfumature di Blue Royal incontrano altrettanti toni di Giallo Napoli e trovano una convivenza frizzante ma non forzata.

Con Aquatlantic Carpinteri torna al fumetto dopo una pausa di trent’anni-spiegano i curatori della mostra-per raccontarci come due mondi apparentemente lontani, il subacqueo e la superficie, prendano vita con l'uso sapiente di due colori: il bleu Royal e il giallo Napoli. Colori apparentemente complementari che però possono avvicinarsi e risolvere ogni opposizione irrisolta; un conflitto che rievoca la natura della città che ospita la mostra, Venezia, che da sempre vive in un equilibro precario tra acqua e terra.”

Nato a Bologna, Giorgio Carpinteri, vive e lavora a Roma. La sua carriera comincia da fumettista, pittore e illustratore, per poi diventare anche autore e art-director. Ha vinto il premio “Best illustrator” (nel 1999 al Lucca Comics). Ha insegnato Grafica all’Università di Siena. Collaboratore storico di Frigidaire ha cofondato il gruppo Valvoline. Nel 1985 pubblicava il suo ultimo fumetto per dedicarsi alla TV, come art director e autore. Ha collaborato con tutti i canali Rai oltre a Disney Channel, NatGeo, Discovery Real Time.

Con Aquatlantic Giorgio Carpinteri ritorna al fumetto dopo trent’anni. Da questo importante evento nella carriera dell’artista di origini bolognesi è nata "Aquatlantic una mostra di Atlantide a Venezia firmata Giorgio Carpinteri" (dal domani al 27 aprile 2019) al Magazzino del Caffè di Venezia sede dell’associazione ICI Venice - Istituto Culturale Internazionale (che in questo caso ha lavorato in collaborazione con ZAZA’ art comics books).

L’esposizione permetterà di vedere le tavole originali del nuovo fumetto. Tuttavia nulla vieta di seguire semplicemente Giorgio Carpinteri su instagram dove condivide spesso le sue fantasiose illustrazioni.

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