Batteri, alghe e algoritmi si parlano nelle opere, che sembrano dipinti astratti, di Anicka Yi

Anicka Yi , Biologizing the Machine (terra incognita), 2019. Acrylic vitrines, stainless steel, silt, bacteria, algae, gas sensors, scent algorithm, infrared lights.Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Anicka Yi , Biologizing the Machine (terra incognita), 2019. Acrylic vitrines, stainless steel, silt, bacteria, algae, gas sensors, scent algorithm, infrared lights.Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Coreana, Anicka Yi non si è formata come artista, la filosofia è l’obbiettivo delle sue opere e la scienza un mezzo per avvicinare l’osservatore alle domande che lei stessa si pone. Tuttavia i colori dei suoi lavori e spesso anche la loro tessitura non mancano di bellezza e una certa intensità.

“Biologizing the machine (terra incognita)”, per esempio, l’installazione che Anicka Yi ha presentato alla Biennale di Venezia 2019. “May you live in Interesting Times”, è giocata su una paletta di colori intriganti che esplodono nella monocromia dello spazio espositivo. Fa persino pensare all’Informale. E il fatto che col tempo la cromia e le forme si modifichino non fa altro che aggiungere fascino ai pannelli della Yi. Eppure si tratta soltanto di una coltura di Winogradsky (dal nome di un microbiologo russo), cioè un ecosistema di biofilm batterico e colonie di microalghe.

Non si può neppure dire che lo scopo principale dell’artista fosse quello di mostrarci un momento di raccordo tra la storia dell’arte e l’esperienza scientifica. “Biologizing the machine (terra incognita)”, infatti, fa parte di una serie di opere in cui Anicka Yi si chiede come stabilire nuovi canali di comunicazione tra l’intelligenza artificiale delle macchine e forme di vita organiche.

Una domanda difficile a cui l’artista risponde con un meccanismo altrettanto complesso: “I pannelli di Winogradsky- spiega la guida della Biennale- attivati da un particolare odore emesso dai batteri appositamente ingegnerizzati al loro interno, incorporano un sistema di IA che ne regola la crescita (…)”. Insomma, così la macchina e le microscopiche forme di vita dell’opera della Yi si parlano. Anzi, dipendono l’una dalle altre. L’odore è l’elemento scatenante e la lingua comune di questo strano dialogo. Questo spinge l’artista a chiedersi: se in futuro le macchine avranno più naso di noi, il nostro olfatto si ridurrà ulteriormente?

Le opere di Anicka Yi hanno il pregio e il difetto di condurre in un dedalo di domande che portano ad altre domande ancora. Ma viste dal vivo sono piacevoli e capaci di generare emozioni in chi le guarda a prescindere.

Le installazioni di Anicka Yi, come le altre opere esposte in May you live in Interesting Times”, si potranno osservare fino alla fine della Biennale d’Arte di Venezia 2019.

Anicka Yi , Biologizing the Machine (terra incognita), 2019. Acrylic vitrines, stainless steel, silt, bacteria, algae, gas sensors, scent algorithm, infrared lights.Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Anicka Yi , Biologizing the Machine (terra incognita), 2019. Acrylic vitrines, stainless steel, silt, bacteria, algae, gas sensors, scent algorithm, infrared lights.Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Anicka Yi , Biologizing the Machine (terra incognita), 2019. Acrylic vitrines, stainless steel, silt, bacteria, algae, gas sensors, scent algorithm, infrared lights.Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Anicka Yi , Biologizing the Machine (terra incognita), 2019. Acrylic vitrines, stainless steel, silt, bacteria, algae, gas sensors, scent algorithm, infrared lights.Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Anicka Yi , Biologizing the Machine (terra incognita), 2019. Acrylic vitrines, stainless steel, silt, bacteria, algae, gas sensors, scent algorithm, infrared lights.Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Anicka Yi , Biologizing the Machine (terra incognita), 2019. Acrylic vitrines, stainless steel, silt, bacteria, algae, gas sensors, scent algorithm, infrared lights.Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Anicka Yi , Biologizing the Machine (terra incognita), 2019. Acrylic vitrines, stainless steel, silt, bacteria, algae, gas sensors, scent algorithm, infrared lights.Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Anicka Yi , Biologizing the Machine (terra incognita), 2019. Acrylic vitrines, stainless steel, silt, bacteria, algae, gas sensors, scent algorithm, infrared lights.Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Anicka Yi , Biologizing the Machine (terra incognita), 2019. Acrylic vitrines, stainless steel, silt, bacteria, algae, gas sensors, scent algorithm, infrared lights.Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Anicka Yi , Biologizing the Machine (terra incognita), 2019. Acrylic vitrines, stainless steel, silt, bacteria, algae, gas sensors, scent algorithm, infrared lights.Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Il fotografo Dick van Duijn immortala uno scoiattolo mentre annusa e abbraccia i fiori

scoiattolo-1.jpg

Il profumo dei fiori è un piacere per tutti. Non ci sono barriere di sorta: razza, sesso, ceto sociale e neppure specie. Ce lo insegna un piccolo scoiattolo di terra (o citello) che è stato immortalato proprio mentre annusava estasiato una margherita.

Gli scatti, diventati virali, li ha fatti il fotografo naturalista olandese Dick van Duijn in Austria. Dove stava trascorrendo un breve periodo insieme ad altri professionisti proprio per documentare la vita e le abitudini dei piccoli roditori.

"Il primo giorno ci siamo limitati a osservare gli scoiattoli e il loro comportamento- ha detto van Duijn al periodico online specializzato in fotografia PetaPixel- Il secondo giorno li abbiamo fotografati. La sera poco prima del tramonto, quando la luce è diventata morbida e piacevole, uno dei tanti scoiattoli di terra si è diretto verso il fiore giallo e ha cominciato a toccarlo e ad annusarlo. ”

La breve sequenza di fotografie di Dick van Duijn testimonia la curiosità, l’estasi e la gratitudine del piccolo scoiattolo prima, durante e dopo aver annusato il fiore. Una poetica serie di immagini che intenerisce e commuove ricordandoci come tutti i mammiferi (uomo compreso) reagiscano in modo identico alla paura, al dolore, alla gioia. e ai piccoli piaceri della vita (via PetaPixel)

scoiattolo-2.jpg
scoiattolo-3.jpg
scoiattolo-4.jpg

Gli psichedelici colori del "Rubber Pencil Devil" di Alex da Corte dove l'artista interpreta tutti i personaggi con un trucco spesso come una scultura da indossare

Alex Da Corte , Rubber Pencil Devil, 2019; Mixed media. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , Rubber Pencil Devil, 2019; Mixed media. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Rubber Pencil Devil” dell’artista statunitense Alex da Corte, è un video-collage composto da 57 momenti esposto alla Biennale d’arte di Venezia 2019, May you Live in Interesting Times” (curata da Ralph Rugoff). Un film presentato in una sala di proiezione satura di colori e luci al neon, in cui ogni personaggio è stato rubato alla memoria collettiva occidentale e malignamente manipolato per farne qualcosa di diverso da ciò che appare. Come un alieno che ha preso le sembianze di un comune cittadino americano in un film degli anni ‘50.

C’è la statua della libertà, la Bella Addormentata, Burt Simpson, Duffy Duck, la Pantera Rosa e tanti altri. La maggior parte di loro è interpretato dall’artista stesso, che sfoggia un trucco talmente pesante da essere stato paragonato ad una scultura da indossare.

Come al solito Da Corte pota la cultura pop in territori inesplorati, tante sono le citazioni che si sovrappongono e i colori vivi accostati l’uno all’altro come campiture bidimensionali. Il suo è un libro dei ricordi statunitense che per estensione appartiene un po’ a tutti noi occidentali, ma che nelle mani dell’artista assume sfumature grottesche e vagamente inquietati. Il ritmo di ogni scena è lento, ipnotico. L’accostarsi dei fotogrammi psichedelico. Ma alla fine si sorride. Certo qualcosa non quadra: Burt fuma, la Statua della Libertà ruba un televisore da una casa di periferia ecc Il fatto è che la familiarità che abbiamo con i personaggi e le situazioni che l’artista ci ripropone, non ci permette di accorgerci che si sono svuotati. Ripetuti in continuazione, inesorabilmente al di fuori del contesto storico-sociale in cui nascono, sono come contenitori vuoti di cui conosciamo solo l’aspetto.

“Rubber Pencil Devil” viene trasmesso all’Arsenale mentre ai Giardini Alex da Corte ha presentato l’installazione “The Decorated Shed”. Entrambe le opere si potranno visitare fino alla conclusione della Biennale di Venezia 2019.

Alex Da Corte , Rubber Pencil Devil, 2019; Mixed media. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , Rubber Pencil Devil, 2019; Mixed media. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , Rubber Pencil Devil, 2019; Mixed media. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , Rubber Pencil Devil, 2019; Mixed media. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , Rubber Pencil Devil, 2019; Mixed media. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , Rubber Pencil Devil, 2019; Mixed media. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , Rubber Pencil Devil, 2019; Mixed media. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , Rubber Pencil Devil, 2019; Mixed media. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia