Le sculture iperrealiste di Masami Yamamoto che prendono a modello reggiseni e maglioni

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L’artista giapponese Masami Yamamoto modella l’argilla a mano con abilità e precisione, per creare delle sculture iperrealiste in ceramica, curiose e vagamente malinconiche. Capaci di riprodurre nei dettagli più minuti degli indumenti. La maggior parte delle volte intimi.

L’obbiettivo di Yamamoto è ritrarre le persone che li hanno indossati e in generale riflettere le ansie e le abitudini dei suoi contemporanei. Secondo l’artista di Kanazawa, infatti, l’usura e le piegoline dei vestiti (oltre naturalmente al loro aspetto, che di per se già denota una scelta) sono tratti unici. In grado di raccontare qualcosa di profondo. Personale e universale al tempo stesso.

"Raramente trascorriamo del tempo senza vestiti, tranne che negli spazi privati- ha scritto sul suo blog Yamamoto- Inoltre, anche se di solito non si nota, si può dire che l'abbigliamento è quello più vicino al nostro corpo e alla nostra pelle. Non è solo fisicamente intimo con noi, ma è anche profondamente connesso al nostro io interiore. Dalle pieghe e dalle distorsioni degli abiti usati, sento l'esistenza del proprietario che un tempo li indossava, e voglio catturare la figura umana che vive in quest'epoca attraverso l'aspetto degli abiti."

Per realizzare le sue sculture, Yamamoto non si limita a immergere vecchi indumenti nel’argilla liquida. Non usa stampi. Posa semplicemente i vestiti su un tavolo del suo studio, li osserva e li copia.

Masami Yamamoto ha cominciato a creare questi impalpabili ritratti nel 2011. Ha un sito internet e un account Instagram su cui condivide le immagini delle sue opere.

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Le golose cermiche di Mechelle Bounpraseuth che raccontano la vita passando per gli scaffali del supermercato

Tutte le immagini © Mechelle Bounpraseuth

Tutte le immagini © Mechelle Bounpraseuth

Mechelle Bounpraseuth tratteggia un autoritratto intimo e personale attraverso gli oggetti della quotidianità. Bottiglie di ketchup, barattoni di caffè liofilizzato riutilizzati, patatine fritte, lattine vuote, lacca per capelli, sono improbabili totem evocativi, che dagli scaffali della grande distribuzione, passando per la routine famigliare, si insinuano nella memoria. E che l’artista australiana riproduce in sculture di ceramica lucide e colorate.

Figlia di rifugiati laotiani, Mechelle Bounpraseuth è cresciuta in un sobborgo di Sydney. Nella sua formazione hanno pesato la conversione della famiglia ai Testimoni di Geova e lo squallore del quartiere. Ma se il contesto in cui era avvolta la casa della sua infanzia lascia un ricordo agrodolce nella giovane artista (spesso evocato con una punta di nostalgia nelle sue opere), la religione invece, diventa fonte di frustrazione e alienazione. Ma Mechelle alla fine trova la sua strada: studia ceramica, si sposa, ha una figlia.

Nelle sue sculture ritornano i ricordi d’infanzia. La gioia della cena in famiglia, evocata dai barattoli di salse e spezie, le mattinate passate con la madre in piscina in cerca di lattine vuote da rivendere e, in seguito, di nuovo un corso di cucina a cui entrambe si erano iscritte, che è diventato occasione per passare del tempo insieme divertendosi.

Ho fatto un breve corso di Cottura al Forno- ha detto in un intervista a liminalmag- presso la East Sydney Tech, che ora è la National Art School, è stato abbastanza divertente. Dato che la mamma si preoccupava molto e pensava che non sarei stata al sicuro sul treno di notte, si è iscritta anche lei al corso. Ci siamo divertite così tanto insieme e abbiamo imparato tante nuove abilità come le tecniche di decorazione di una torta. Ho ancora gli strumenti del mio kit da chef (…), ma ora li utilizzo quando lavoro la ceramica”.

Ne vengono fuori delle sculture imperfette nella forma, ma coloratissime, e lucenti come pietre preziose. Quasi che gli oggetti d’uso comune, nel passaggio dal supermercato alla memoria della quotidianità, si facessero meno anonimi, più personali. Persino più simpatici.

Le sculture in ceramica di Mechelle Bounpraseuth sono per l’artista anche un mezzo per esplorare la sua identità come persona e come figlia di immigrati. Per chi le osserva, invece, sono un linguaggio universale capace di narrare storie diverse che l’autrice, però, ha venato di tenerezza ed ironia.

Mechelle Bounpraseuth pubblica le sue ceramiche sull’account Instagram. Mentre i ricordi che si celano dietro ogni opera sono raccontati sul suo sito internet (via it’s nice that)

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Zemer Peled che crea fiori e coralli con migliaia di frammenti di ceramica

Pair by the sea. Porcelain shards, fired clay.

Pair by the sea. Porcelain shards, fired clay.

L’artista di origini israeliane Zemer Peled crea grandi sculture policrome che ricordano fiori nell’atto di sbocciare, foglie, piante grasse, coralli e spugne marine. Le opere sono composte da migliaia di frammenti di ceramica che Peled taglia, applica e dipinge uno ad uno.

Le opere sono insieme dinamiche e riccamente decorate. Solitamente di grandi dimensioni. Evocano, ad un tempo, l’ambiente che ci circonda e il ricordo (il più delle volte frutto di riprese video o fotografie) che abbiamo di esso. Zemer Peled dice che con esse “esamina la bellezza e la brutalità del mondo naturale”. Tuttavia, colorate e stilizzate come sono, hanno un’aria allegra e fanno più che altro emergere nell’osservatore l’infantile piacere della scoperta di minuti particolari nascosti nella moltitudine di segni sempre uguali e sempre diversi.

Attualmente Zemer Peled tiene degli workshops alle Maldive per sensibilizzare le persone, attraverso l’esperienza delle arti applicate, agli effetti del cambiamento climatico sulle barriere coralline. Condivide il suo lavoro sia sul sito internet che sull’account instagram. (via Colossal)

Maldive Vibes porcelain, 2018. H72 W36 L36 inches

Maldive Vibes porcelain, 2018. H72 W36 L36 inches

Blue & White porcelain shards flower. No.1, 2014. Porcelain shards, fired clay.

Blue & White porcelain shards flower. No.1, 2014. Porcelain shards, fired clay.

Pair by the sea. Porcelain shards, fired clay.

Pair by the sea. Porcelain shards, fired clay.

Pair by the sea (detail). Porcelain shards, fired clay.

Pair by the sea (detail). Porcelain shards, fired clay.

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