I mosaici di Zhanna Kadyrova che crea abiti di piastrelle e generi alimentari in pietra e cemento

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

L’artista ucraina Zhanna Kadyrova ama usare materiali di recupero, pesanti e densi di richiami all’architettura e alla storia di un territorio, per creare mosaici che rappresentano oggetti d’uso quotidiano come abiti o vegetali. Alla Biennale d’Arte di Venezia 2019, “May you live in interesting Times” ha presentato i progetti “Market” e “Second Hand.”

In entrambe le serie di opere la vita di tutti i giorni si fonde al passato, leggerezza e la pesantezza convivono trovando un nuovo equilibrio, la morbidezza delle forme marcia di pari passo con le rigide geometrie dei materiali. Insomma la Kadyrova alla fine dei conti rappresenta sempre un bilanciamento precario, ai limiti del paradosso. Che cova ironia e trasgressione. Da un momento all’altro qualcosa potrebbe accadere. Ma noi ci limitiamo ad osservare l’attimo in cui gli opposti si mettono gli uni nei panni degli altri.

In “Second Hand” (Giardini della Bennale), l’artista raccoglie piastrelle da edifici abbandonati o no, con cui crea dei veri e propri indumenti. Calze, pantaloncini, ma soprattutto mini-abiti che appende su delle grucce o fa indossare a dei manichini. Per la Biennale ha recuperato il materiale in un hotel di Venezia ma in patria si è servita in varie fabbriche in rovina e da una fermata dell’autobus nei pressi di Cernobyl.

Con Market (Arsenale), invece. Zhanna Kadyrova ricrea un vero e proprio mercatino. Ci sono banchi di fiori, frutta e verdura, salumeria. I materiali sono vari (pietra naturale, cemento ecc.) ma i mosaici con piastrelle di ceramica la fanno sempre da padroni. In genere le sculture dell’installazione Market vogono vendute a peso nelle mostre in cui vengono esposte (ogni grammo corrisponde a 1 moneta locale).

I mosaici di Zhanna Kadyrova si potranno ammirare alla Biennale di Venezia fino alla conclusione dell’evento (il 24 novembre).

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Photo by: _AVZ: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Photo by: _AVZ: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Courtesy: FOAF Praga

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Courtesy: FOAF Praga

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Photo by: _AVZ: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Photo by: _AVZ: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Photo by: _AVZ: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Photo by: _AVZ: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Courtesy: FOAF Praga

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Courtesy: FOAF Praga

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Photo by: _AVZ: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Photo by: _AVZ: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Photo by: _AVZ: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Photo by: _AVZ: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Biennale di Venezia 2019| Andreas Lolis che scolpisce in marmo, alla maniera degli antichi, sacchi dell'immondizia e vecchie scatole di cartone

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

L’artista Andreas Lolis ironizza sulla contemporaneità usando la tradizione classica. Nato in Albania ma residente ad Atene, lavora il marmo con virtuosismo, facendo riferimento alla scultura greca. Solo che nelle sue opere gli dei lasciano spazio ai giacili improvvisati dai senza tetto, la perfezione ai sacchi dei rifiuti, il piedistallo ad angoli nascosti in cui le opere cercano di mimetizzarsi.

Andreas Lolis partecipa alla Biennale d’Arte di Venezia 2019, “May you Live in Interesting Times” (curata da Ralph Rugoff), con due composizioni scultoree iperrealiste, collocate all’esterno delle aree espositive principali (Arsenale e Padiglione Central dei Giardini).

In mezzo alla vegetazione del Giardino delle Vergini (Arsenale) Lolis ha creato una panchina di marmo verde, su cui sono stati posizionati un vecchio materasso e un cuscino logoro di marmo bianco. Difficile da individuare per la somiglianza con un vero letto improvvisato, l’installazione, dà prova dell’abilità di Lolis, inducendo sentimenti contrastanti (stupore, ironia, compassione). Il manuale della manifestazione, la spiega in questo modo: “Si tratta di opere nate dl desiderio di parlare commemorandolo, del ‘paesaggio della crisi’ della Grecia contemporanea. Le ricerche indicano che ad Atene una persona su sette è senza fissa dimora e questo le è accaduto negli ultimo cinque anni.”

Il desiderio di congelare ciò che è precario, mettere al centro della scena quello che è stato scartato, rimosso, abbandonato, ritorna anche nel complesso di sculture realizzato per i Giardini (che accolgono il visitatore accanto il portone d’ingresso del Padiglione Centrale). Ci sono tre sacchi della spazzatura, un cartone portavivande fradicio e altri rifiuti. Tutto è stato scolpito in marmo con una padronanza tecnica ineccepibile. I sacchi dell’immondizia realizzati in nero del Belgio, in particolare, fanno capire come nulla sia lasciato al caso: persino le venature simulano le tensioni della plastica e concorrono con la luce a rendere più vive le forme.

Le sculture iperrealiste di Andreas Lolis rimarranno esposte alla Biennale di Venezia fino al 24 novembre 2019.

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli (particolare). Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli (particolare). Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018 . Marble, wood, steel. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018 . Marble, wood, steel. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli (particolare). Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli (particolare). Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018 . Marble, wood, steel. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018 . Marble, wood, steel. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Biennale di Venezia 2019| La cittadina americana ideale di Alex da Corte, psichedelica e tanto pop, che finge di rassicurare i visitatori di "May you Live in Interesting Times"

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Le opere dell’artista statunitense Alex Da Corte proprio non ci stanno a passare inosservate. Assomigliano a quei sistemi che fulminano gli insetti attirandoli con la luce verso l’elettricità. E Da Corte di colori psichedelici, led e quant’altro fa un largo uso. Ma una volta dentro le sue installazioni immersive il cortocircuito è in agguato. Perchè nulla è come sembra.

“The decorated Shed” realizzata da Alex da Corte per la Biennale d’Arte di Venezia 2019, “May Yuo Live in Interesting Times” (curata da Ralph Rugoff), ad esempio, a prima vista potrebbe sembrare un semplice diorama. La rappresentazione di una cittadina americana dall’aria vintage, ingenuamente calata nella quiete notturna. In realtà è la copia del plastico della serie tv per l’infanzia “Mister Roger’s Neighborhood”. Piazzata su un tavolo di mogano in stile federale, riempita di insegne al neon di famose catene di ristoranti, e messa al centro di una stanza le cui pareti sono state ricoperte con una tappezzeria floreale in velluto, che cita in un colpo solo Prince e gli architetti di Philadelphia Robert Venturi e Denise Scott Brown.. Un vero tripudio del pop, con riferimenti alla cultura alta, a rendere più allucinatorio il tutto.

D’altra parte il fine di Alex Da Corte è proprio quello di spingerci ad abbandonare il pensiero razionale per entrare in un mondo del memorabilia il cui linguaggio assomiglia a quello del sogno. Dove passato e presente sono sincronizzati, dove l’eccesso è di casa e il paradosso dietro l’angolo, ma anche dove le radici della purezza personale e collettiva riemergono anche se per un solo, sfavillante, istante.

“The decorated Shed” è stata collocata nel Padiglione Centale e insieme a “Rubber Pencil Devil” all’Arsenale costituisce il contributo di Alex Da Corte alla mostra “May you Live in Interesting Times”. Come le altre opere ovviamente si potrà visitare fino al termine della Biennale d’Arte di Venezia 2019 (24 novembre)

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia