I paesaggi interamente commestibili fotografati da Carl Warner

carl warner, serie foodscapes,

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Recentemente ha presentato una serie di immagini in bianco e nero in cui degli scampoli di corpo umano si ripetono accostati l’un l’altro, fino a tramutarsi nell’occhio dell’osservatore in dune di sabbia o catene montuose. Ma Carl Warner, classe 1963 originario di Liverpool, è conosciuto soprattutto per i coloratissimi, dettagliati e fantasiosi paesaggi della serie “Foodscapes”.  Dove tutto, ma proprio tutto, è fatto di cibo.

La serie di fotografie “Foodscapes" nasce negli anni ’90 quanto al fotografo e illustratore Carl Warner viene l’idea di costruire dei paesaggi con i funghi (gli sembravano “alberi alieni”). Da allora ne ha creati a decine, che si sono fatti via via più compositi e ricchi di elementi.

Per realizzarli passa ore nei mercati in cerca dei materiali migliori. Lattuga e radicchio, asparagi e zucche, riso pasta e semi, dolci di ogni genere ma anche formaggi e insaccati, nelle fotografie di Carl Warner non manca proprio niente e il made in Italy ha un posto di rilievo (non a caso ha collaborato a numerosi progetti pubblicitari nel belpaese).

In “Foodscapeses” ogni particolare, anche il più piccolo è commestibile. Warner, infatti, prima realizza delle dettagliate illustrazioni del paesaggio da costruire, ingrediente dopo ingrediente, poi prepara dei modelli tridimensionali in cui usa solo generi alimentari. 

"Tendo a disegnare paesaggi molto convenzionali- ha spiegato Carl Warner- usando tecniche di composizione classiche perchè voglio ingannare l'osservatore, fargli pensare di trovarsi di fronte a una scena reale (almeno a prima vista). Ed è la realizzazione della scena in effetti ad essere fatta di cibo, quando lo spettatore lo scopre inevitabilmente sorride, e per me quella è la parte migliore ".

Le opere di Carl Warner sono state pubblicate un po’ ovunque nel mondo da giornali e blog mentre le reti televisive di vari paesi gli hanno dedicato piacevoli approfondimenti (ne ho allegato uno di sotto), il sito internet tuttavia resta la miglior opzione per vedere altre sue fotografie e farsi un’idea del suo lavoro. 

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Toshihiko Shibuya trasforma 1400 metri di paesaggio fluviale in un haiku tratteggiato con centinaia di puntine da disegno multicolore

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In occasione della manifestazione Obihiro Contemporary Art 2018 (Obihiro, Hokkaido), Toshihiko Sibuya ha disseminato la foce del fiume Shinkawa con centinaia di puntine da disegno. Talvolta grigie altre violentemente colorate, le puntine sono state inserite in varie locations per sottolinearle. Dai boschi alle spiagge sabbiose, fino a coprire 1400 metri di paesaggio. 
Vari scampoli di natura che l’artista di Sapporo ha scelto per il canto di un uccello, perché ha trovato del muschio su un ramo o perché dei minuscoli funghi blu hanno fatto la loro comparsa nel sottobosco. Facendo emergere lo straordinario nell’ordinario, la poesia dal normale fluire della vita, Toshihiko Sibuya ha di fatto creato un haiku diffuso. e tridimensionale

 L’installazione si intitola ‘Generation V’ e prende le mosse da una ricerca storica di Shibuya sull’estuario del fiume Shinkawa. Nel ‘800, infatti, uno sciame di locuste aveva preso a bersaglio la zona scatenando la reazione dei contadini che cercarono di sterminarle con ogni mezzo. Il governo nipponico tentò persino con i metodi usati all’epoca in Occidente ma niente sembrava fermare i voraci insetti. Finchè un’estate fresca e piovosa mise fine all’invasione, impedendo alle uova di schiudersi. 

La cosa strana è che il cumuli di corpi di locuste morte in quella lotta senza quartiere esistono ancora: “Le creste sabbiose trovate a Theine-Yamaguchi-spiega Toshihiko Shibuya- ne sono un esempio ”.
Tuttavia secondo me la cosa importante è che alla fine è stato il potere della natura a salvare le persone- continua- Il tema della mia arte è la "circolarità della vita", la simbiosi e la convivenza con la natura. Penso quindi che questa sia la posizione migliore per il mio lavoro”.

Le installazioni dell’artista giapponese Toshihiko Shibuya, che reinventano la Land Art con elementi artificiali (quasi alieni) e un approccio strettamente minimale, seguono con rigore il fluire del tempo e delle stagioni. Nella poetica di Shibuya c’è un’opera in inverno (serie Snow pallet) e una in estate (serie Generation). Entrambe sono effimere e vengono modificate dagli elementi. ‘Generation V’, poi, è particolarmente fragile legata a doppio filo com’è al delicato ecosistema dell’estuario.

Anche chi non se la sentisse di spingersi fino allo splendido estremo nord del Giappone per vedere ‘Generation V’ potrà godersi altre fotografie delle opere di Toshihiko Shibuya sul suo sito internet. O seguire l’artista su Facebook e Instagram.

All images Courtesy Toshihiko Shibuya.© Toshihiko Shibuya

All images Courtesy Toshihiko Shibuya.© Toshihiko Shibuya

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Lo street-artist Trashbird ha realizzato delle enormi borsette firmate sulle rovine di una città fantasma

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Realizzata recentemente sulle rovine del cementificio della città fantasma di Lime (Oregon), la serie ‘Valley of secret values’ di Trashbird, rappresenta delle grandi e coloratissime borsette firmate. Da Louis Vuitton a Gucci fino a Dolce e Gabbana, con tanto di ciondoli fatti di copertoni e tracolle ricavate da vecchie cinghie di trasmissione.

Trashbird è uno street-artist di Los Angeles. Che sia piuttosto giovane lo si evince dalle fotografie in cui appare a volto rigorosamente coperto, dato che sulla sua identità anagrafica vige il segreto. Lavora prevalentemente sui contrasti: aree degradate, rovine di stabilimenti produttivi da una parte, società dei consumi con le sue contraddizioni e i suoi eccessi dall’altra. Insomma fin qui niente di nuovo (la valigia degli ideali e dei temi cari agli artisti di strada al gran completo). Ma questo giovane statunitense all’atto pratico non è affatto convenzionale. Recupera infatti dall’immaginario collettivo simboli della cultura di massa (dalle emoticon alle borsette firmate) che riproduce, sovradimensionate, con vivacissimi colori, in contesti  improbabili e più o meno monocromi (muri grigi, campi riarsi dal sole). Insomma, un bel colpo d’occhio! 
Usa anche materiali trovati sul posto (copertoni abbandonati, assi di legno, cinghie meccaniche) per rendere le sue opere delle vere e proprie sculture. 

Lo ha fatto anche in ‘Valley of secret values’ in cui ha trasformato delle rovine in una serie di coloratissime borsette firmate. Il risultato, in palese contrasto con il paesaggio decadente e squallido, è indubbiamente ironico ma ha anche una nota surreale. Trashbird ha raccontato di aver pensato che uno dei muri di quel sito avesse la forma di una borsetta e che da quella intuizione sia nata la serie di sculture.

Per vedere altre opere di Trashbird c’è il suo sito internet ma ovviamente anche l’account facebook. Per supportarne il lavoro poi, basta comprare qualcosa dal suo negozio.

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