Tra polemiche e grande pittura, Miriam Cahn, a Parigi:

Miriam Cahn, liegen, 1. + 13.10.96, 1996, oil on canvas, 20.5 x 25.5 cm , courtesy of the artist and galeries Jocelyn Wolff and Meyer Riegger, photo : François Doury

Sospesa tra figurazione e astrazione, poetici giochi cromatici e brutalità, velocità ed atemporalità, l’arte di Miriam Cahn, è difficile da definire. A volte tanto diretta da urtare la sensibilità di chi guarda, più spesso è elusiva, a tratti persino onirica e surreale. Ispirata al flusso incessante delle notizie di cronaca e nutrita alla fonte della Storia dell’Arte, l’opera di Cahn, evoca la complessità del mondo. Ed è fatta per essere osservata con calma. Forse per questo non manca mai di accendere polemiche.

E’ successo anche al Palais de Tokyo (il museo d’arte contemporanea di Parigi), dove gli organizzatori della grande mostra, “Ma Pensée Sérielle”, a lei dedicata, si sono visti costretti a mettere una targhetta per spiegare il dipinto “Fuck Abstraction!”.

Lo sdegno per l’errata interpretazione di un lavoro (effettivamente forte), infatti, dopo essere rimbalzato sui social era arrivato in tribunale, sotto forma di una petizione (che proponeva di rimuovere l’opera dal percorso espositivo).  In “Fuck Abstraction!”, una possente figura maschile, nuda con il pene eretto, tiene una mano sulla testa di un fragile personaggio inginocchiato di fronte a lui. L’opera, pensata come una denuncia alla violenza dei conflitti armati e agli stupri di guerra (qui aveva in mente l’Ucraina ma il tema è ricorrente), infatti, era stata scambiata per la rappresentazione di un episodio di pedofilia. La questione si è comunque conclusa in fretta (il giudice ha dato ragione all’artista).

E pensare che a Parigi, come spesso accaduto in passato, un cartello avvertiva i visitatori: “Alcune opere potrebbero urtare la sensibilità del pubblico”. “Fuck Abstraction!” a parte, l’artista dipinge spesso organi sessuali messi in evidenza. Cahn, da parte sua, sull’argomento è stata piuttosto chiara: “Non è un mio problema se le persone hanno difficoltà a guardare un pene eretto. È un problema della società, ed è per questo che è interessante.” (lo ha detto in un’intervista rilasciata quando la città di Siegen, in Germania, le ha conferito un importante riconoscimento).

Nella stessa conversazione, Cahn, ha affermato che a 72 anni continua a sentirsi infuriata ogni giorno che passa. Ad alimentare la sua rabbia sarebbe il flusso costante di notizie dei Tg, che l’artista però non ha mai smesso di ascoltare. D’altra parte lei, che è piuttosto portata alle accese discussioni, a quel sentimento spesso attinge per creare.

Ma chi è Miriam Cahn? Nata nel 49 a Basilea, di origini ebraiche, ha abitato in varie città europee per poi ritirarsi sulle Alpi svizzere, al confine con l’Italia. In Val Bregaglia, dove ha una casa-studio disegnata dall’architetto, Alberto Ruinelli. Ha dichiarato di considerare un privilegio poter fare arte in quella cornice, anche perché, Cahn, ama molto camminare. Una passione di famiglia, come il forte interesse per la politica. Quest’ultimo, di sicuro cresciuto durante il periodo di studio dell’artista alla Basel School of Design (l’ha frequentata in un momento caldo: dal ’68 al ’75).

Ma Cahn è soprattutto una femminista. Lo è talmente convintamente, da aver evitato di dipingere per oltre 30 anni: “Tra gli anni Settanta e la metà degli anni Novanta- ha spiegato, Isabella Achenbach, sulla guida della 59esima Biennale di Venezia- Cahn ripudia la pittura in un atto di resistenza femminista contro lo Zeitgeist del mondo artistico occidentale, incentrato sull’astrattismo e minimalismo dei colleghi maschi”.

Nel frattempo, l’artista svizzera disegnava. Solo bianco e nero, mettendo il supporto per terra, e usando tutto il corpo in una sorta di performance.  Le opere di quel periodo sono molto belle, il tratto è rabbioso, deciso, ma anche flessuoso, veloce ed apparentemente inarrestabile. Tuttavia, Cahn, che a quarantacinque anni decide di prendere finalmente in mano colori e pennello, è adesso nota soprattutto come pittrice (malgrado usi diversi mezzi espressivi. come fotografia, cinema e scrittura).

E si capisce perché, guardando le opere in mostra al Palais de Tokyo: Cahn usa la pittura con un virtuosismo magistrale. Si passa da una tessitura di sfumature di toni asciutti che conducono lo sguardo con dolcezza in paesaggi aspri e assolati; fino a un blu talmente vivo da sembrare illuminato con un faretto nascosto. A volte il colore, acido, innaturale, vivacissimo, si fa morbido, nebuloso, capace di riassorbire le figure a cui aveva concesso la vita. Altre volte prevalgono i toni pastello, che si scontrano con altri colori e tessiture. Niente è scontato nell’universo pittorico di Cahn. Tanto che le devastanti esplosioni atomiche sono rese con aerei acquerelli multicolore. Mentre le solitarie figure dei ritratti, guardano lo spettatore con una silenziosa domanda negli occhi. E poco importa, se talvolta hanno un volto farsesco, altre una maschera appena abbozzata e altre una faccia non ce l’hanno neppure.

Con oltre duecento opere, realizzate dagli anni ’80 fino ad oggi, “Ma Pensée Sérielle”, è la più grande retrospettiva dedicata a Miriam Cahn da un’istituzione francese. L’artista, che lo scorso anno ha partecipato a “The Milk of Dreams”, la Biennale di Venezia di Cecilia Alemani, è già stata ospite di documenta e ha consegnato le sue opere a importanti collezioni permanenti (tra loro quella del MoMA di New York, della Tate Modern di Londra, del Museo Reina Sofía di Madrid e del Museo d’Arte Moderna di Varsavia). Al Palais de Tokyo di Parigi, Cahn, ha accostato le opere tra loro per creare racconti e generare nuovi punti di vista.

"Una mostra- ha detto l’artista- è un'opera in sé e io la vedo come una performance".

Ci sono ritratti, paesaggi e immagini varie. Tutte rigorosamente senza cornice ma anche senza cartellini con titolo, tecnica e anno di produzione dell’opera. Non ci sono neppure note esplicative, a parte nel caso di “Fuck Abstraction!”, che adesso e fino al 14 maggio 2023, quando si concluderà la mostra, non verrà mai separata dal suo cartellino con tutti i chiarimenti del caso.

Vues d’exposition, Miriam Cahn Ma pensée sérielle - Palais de Tokyo (17/02/2023 – 14/05/2023) Crédit photo : Aurélien Mole

Vues d’exposition, Miriam Cahn Ma pensée sérielle - Palais de Tokyo (17/02/2023 – 14/05/2023) Crédit photo : Aurélien Mole

Miriam Cahn, RAUM-ICH/ räumlich-ich : gelblichich, 2010, oil on canvas, 42 x 31 cm , courtesy of the artist and galeries Jocelyn Wolff and Meyer Riegger, photo : François Doury

Vues d’exposition, Miriam Cahn Ma pensée sérielle - Palais de Tokyo (17/02/2023 – 14/05/2023) Crédit photo : Aurélien Mole

Vues d’exposition, Miriam Cahn Ma pensée sérielle - Palais de Tokyo (17/02/2023 – 14/05/2023) Crédit photo : Aurélien Mole

Miriam Cahn, baumtheorie im herbst, 18.9.21, 2021, oil on canvas, 380 x 214 cm , courtesy of the artist and galeries Jocelyn Wolff and Meyer Riegger, photo : François Doury

Vues d’exposition, Miriam Cahn Ma pensée sérielle - Palais de Tokyo (17/02/2023 – 14/05/2023) Crédit photo : Aurélien Mole

Vues d’exposition, Miriam Cahn Ma pensée sérielle - Palais de Tokyo (17/02/2023 – 14/05/2023) Crédit photo : Aurélien Mole

Miriam Cahn, o.t., 2018 + 2.6.22, 2022, oil on canvas, 104.5 x 92 cm , courtesy of the artist and galeries Jocelyn Wolff and Meyer Riegger, photo : François Doury

Vues d’exposition, Miriam Cahn Ma pensée sérielle - Palais de Tokyo (17/02/2023 – 14/05/2023) Crédit photo : Aurélien Mole

Vues d’exposition, Miriam Cahn Ma pensée sérielle - Palais de Tokyo (17/02/2023 – 14/05/2023) Crédit photo : Aurélien Mole

Miriam Cahn nel  suo studio. Photo Jocelyn Wolff

L'iperrealismo in bianco e nero profumato di salsedine dei disegni di Serse

Serse: A fior d'Acqua, 2014, grafite su carta su alluminio, 100x142 cm Courtesy: l'artista e Galleria Continua

Nato nel ‘52 a San Polo del Piave, Fabrizio Roma in arte Serse, fa dei disegni che sembrano fotografie. Lavora con grafite nera su carta bianca che poi appiccica ad un supporto in alluminio. Gli piace rappresentare la superficie del mare in movimento. Il suo iperrealismo è silenzioso, atemporale e spesso talmente minuzioso da rasentare l’astrazione.

Richiede una pazienza tale da far pensare alla mistica orientale (spesso cercata, infatti, all’interno della pratica pittorica da artisti asiatici). Ma Serse, che adesso vive a Trieste, ha una formazione scientifica e vede la questione da un punto di vista diverso. Per lui si tratta di una lotta con se stesso, una continua affermazione della propria capacità espressiva attraverso il disegno.

In ogni caso, non rappresenta mai figure, solo paesaggi. Una serie l’ha pure dedicata ai diamanti (perchè sia loro che la grafite, usata dall’artista per disegnare, sono a base di carbonio). Ma, in genere, si focalizza su particolari del paesaggio, a volte rubati alla fotografia o alle riprese video, che per qualche istante fanno perdere l’orientamento all’osservatore, lascindolo in bilico tra iperrealismo ed astrazione. Tra materia, così pervicacemente, minuziosamente riprodotta, e sensazione, moto dell’animo.

Quest’ultimo aspetto dell’opera dell’artista veneto, si sovrappone al suo interesse per la pittura romantica. Che nella serie “Cartoline di Mare” diventa esplicito, mettendo in scena scorci di costa resi maestosi dalla luce del sole che si fa strada tra le nuvole. In questo gruppo di opere, Serse, unisce l’interesse per il tema del paesaggio, a una nota più pop e, volendo, nostalgica: le piccole carte, infatti, sono tutte delle dimensioni di una cartolina postale (tredici per diciotto centimetri).

L’artista affronta piccoli formati anche nella serie “Fogli d’acqua” ma, in genere, predilige grandi superfici, che fissa su sottili lastre di alluminio. Poi riempie completamente questi ampi rettangoli bianchi, con le infinite sfumature comprese tra il nero più profondo e il colore della carta.

Uno dei suoi soggetti più conosciuti e riusciti, è la superficie del mare appena increspato dalle onde e animato da infiniti giochi di luce.

Nella sua produzione ci sono decine di opere così. Tutte diverse, indistinguibili da fotografie in bianco e nero, che generalmente vengono esposte in gruppi, l’una di fianco all’altra. Curiosamente però, prima che questi disegni vengano completati, in una non precisata fase intermedia del lavoro, le immagini ricordano delle mappe o le intricate trame di fili dei ricami. Quasi nascondessero un racconto segreto che si conclude con la vista degli oceani.

Serse, il cui lavoro è seguito da Galleria Continua, ha appena terminato una personale nella sede parigina dalla galleria nata a San Gimignano. Attualmente qualche sua opera è stata inserita anche nella collettiva “Giotto a il Novecento”, al Mart di Rovereto (fino al 19 marzo). Mentre il 22 aprile inaugurerà una nuova personale: “Serse. Bianchi e Neri”.

Curata da Didi Bozzini, “Serse. Bianchi e Neri”, si terrà nella splendida cornice della Reggia di Colorno (Parma) e si potrà ammirare fino all’11 giugno 2023.

Serse: A fior d'Acqua, 2014, grafite su carta su alluminio, 100x142 cm Courtesy: l'artista e Galleria Continua

Serse: Paesaggio Romantico, 1996-2015, grafite su carta su alluminio, 92x142 cm Courtesy: l'artista e Galleria Continua

Serse: Canneti, 2016, grafite su carta su alluminio, 90x134 cm Courtesy: l'artista e Galleria Continua

Serse: Canneti, 2016, grafite su carta su alluminio, 90x134 cm Courtesy: l'artista e Galleria Continua

Jan Fabre disegna con il suo stesso sangue la gestazione del figlio

Galleria Mucciaccia, Mostra Jan Fabre. Foto: Luca Zampieri 

E’ una storia intima ed epica quella che l’artista belga Jan Fabre, racconta con le sue ultime opere: sculture preziose di corallo (di cui Artbooms ha già parlato qui) e disegni tratteggiati con il suo stesso sangue. Questi ultimi, di straordinaria abilità tecnica, fanno riferimento alla fragilità della vita e commuovono perchè raccontano la gestazione del figlio di Fabre.

Jan Fabre è un artista molto famoso ma anche coreografo e regista teatrale. E questo stretto legame con il palcoscenico, si ritrova nella sua opera che, a tratti, è spettacolare ed istrionica.

Le sculture di corallo di Fabre, infatti, cesellate e luccicanti, sembrano oggetti votivi. Fanno pensare a tempi lontani e quasi odorano d’incenso. Ricordano, in qualche modo, le wunderkammer e gli antichi dipinti di nature morte fiamminghi. Tuttavia, il racconto che l’artista ci consengna, mettendoci di fronte a simboli vari non è lineare. Ci sono il memento mori e la vanitas (interpretato talvolta, da teschi vagamente ironici), la crocefissione e la maternità ma anche il tao, il nodo d’amore celtico, copricapi e persino una testa di pinocchio. Una storia di tutti ma anche del solo artista, che risuona dalla nostra coscienza collettiva e dal passato personale di Fabre.

Il corallo poi, rappresenta il sangue, sia per il colore, sia per la forma dei rami simili a vasi sanguigni. Un materiale ideale, quindi, per condurre l’osservatore al sangue vero dei minuti disegni a parete, in cui il figlio Django cresce indifeso. Per introdurlo da una dimensione astratta, a una emotivamente concreta.

In questo modo l’artita ci parla di pietà, condivisione e amore.

D’altra parte Jan Fabre stesso ha detto: “L’arte è come l’amore, porta sempre ad una riconciliazione”.

Sia la nuova serie di sculture in corallo (ben 30), sia le inedite carte disegnate col sangue, sono in mostra alla Galleria Mucciaccia di Roma. La personale di Jan Fabre, curata da Melania Rossi, si intitola ALLEGORY OF CARITAS (An Act of Love) e si concluderà giovedì 15 dicembre. Mentre da domenica scorsa, anche la sede londinese della galleria presenta un’altra selezione di lavori della stessa famiglia.

AGGIORNAMENTO: La mostra di Jan Fabre è stata prorogata fino al 14 gennaio 2023, sia nella sede romana, che in quella londinese della galleria.

Jan Fabre, The little resurrection of life, 2022. Corallo prezioso, pigmento, polimeri / Deep precious coral, pigment, polymers, 24 x 14 x 6,5 cm

Galleria Mucciaccia, Mostra Jan Fabre. Foto: Luca Zampieri

Galleria Mucciaccia, Mostra Jan Fabre. Foto: Luca Zampieri

Galleria Mucciaccia, Mostra Jan Fabre. Foto: Luca Zampieri

Galleria Mucciaccia, Mostra Jan Fabre. Foto: Luca Zampieri

Galleria Mucciaccia, Mostra Jan Fabre. Foto: Luca Zampieri

Galleria Mucciaccia, Mostra Jan Fabre. Foto: Luca Zampieri

Galleria Mucciaccia, Mostra Jan Fabre. Foto: Luca Zampieri

JanFabre, The Cosmic Duality, 2022. Corallo prezioso, pigmento, polimeri / Deep precious coral, pigment, polymers, 20 x 20 x 20 cm