Lo street artist Rone riempie di ritratti femminili a piena parete una splendida dimora art decò abbandonata

rone.jpg

Rone è un famoso street-artist australiano. Il suo lavoro è sempre uguale e sempre diverso. Dipinge enormi ritratti di volti femminili su edifici in disuso, facendo così riferimento alla caducità della bellezza, alla transitorietà della vita e all’inafferrabilità del presente. Ma è innegabile che il progetto Empire, che inaugurerà il 6 marzo 2019 (fino al 22 aprile) nella dimora art decò abbandonata di Burnham Beeches, ne scandisca una tappa.

Un punto di passaggio che congiunge questi murali iperrealisti con l’impeto capriccioso e inumano della Storia.

Completata nel 1933 Burnham Beeches, nei presse di Melbourne, fu la residenza ricercata e faraonica del magnate Alfred Nicholas. Ai tempi d’oro includeva una stanza della musica, case riservate alle orchidee, un caseificio con mucche premio Jersey. Senza contare i giardini decorati da piante rare, dove c'erano cascate artificiali, un lago e l'illuminazione notturna. In tempo di guerra la dimora si trasformò in un ospedale per bambini, dopo venne usata come istituto di ricerca. Ma il vero cambiamento avvenne tra la seconda metà degli anni ‘70 e gli anni ‘80 quando il parco venne ceduto alla contea e la casa venduta per trasformarsi in un hotel. Nel 2008 la proprietà fu abbandonata e, nonostante un controverso progetto di riqualificazione, tale è rimasta.

Con Empire, Rone mixa gli antichi fasti della tenuta al momento della decadenza. Il progetto, infatti, non si limita, come ad esempio Alpha Project, a mettere a confronto la bellezza dei volti di giovani donne con il decadimento dell’edificio in cui vengono dipinti . Empire è una vera e propria installazione estesa e multisensoriale, simile al set di un film, in cui ogni particolare è frutto di riflessione e dell’opera di un team. Persino ritratti non sono quelli di una ragazza qualsiasi ma rappresentano l’attrice Lily Sullivan. L’arredamento è stato ricostruito, fiori appassiti, rampicanti, foglie secche e altri elementi vegetali non sono che il frutto del lavoro dello studio di design Loose Leaf. Ci sono poi composizioni musicali (di Nick Batterham) e profumi che cambiano di stanza in stanza (Kat Snowden). oltre a un’illuminazione ad hoc (John Mckissock).

Chi non si trovasse in Australia nel prossimo mese e mezzo, può comunque godersi le immagini dei ritratti di Rone attraverso il suo sito internet o l’account instagram, (via Designboom)

rone-empire-02.jpg
rone-empire-08.jpg
rone-empire-04.jpg
rone-empire-05.jpg
rone-empire-06.jpg
rone-empire-03.jpg
rone-empire-07.jpg

La fotografia di Brooke Didonato che trasforma in una tenera ed elegante fiaba la vita nella provincia americana

brooke-extra-2.jpg

Brooke Didonato è una giovane fotografa originaria dell’Ohio che adesso vive a Brooklyn, da dove racconta con scatti teneri e surreali la provincia degli Stati Uniti. Le sue immagini sono dense di decorazioni (non importa se naturali o artificiali) e hanno una tavolozza curatissima. Il risultato sono scene di vita quotidiana che si trasformano nei fotogrammi della fiaba narrata da un regista.

Ha cominciato facendo da modella per le sue fotografie (come, ad esempio, Ania Njemi) per poi coinvolgere altri soggetti. Ma senza modificare il clima surreale e fiabesco delle immagini. In cui appena un soffio di mistero increspa una narrazione lenta e ingenua. Che fa sorridere e intenerisce.

Spesso riesce in questo equilibrio mettendo i suoi protagonisti in situazioni che si discostano dalla realtà quel tanto che basta per trasportarli nella fantasia. Oppure facendogli assumere pose improbabili.

"La maggior parte delle mie immagini sono ambientate in luoghi reali, ma i personaggi sono spesso esagerati o immaginati", ha detto DiDonato in una breve intervista al magazine online Colossal. "Mi interessa fondere insieme questi diversi elementi e consegnarli attraverso un mezzo che era tradizionalmente pensato come un modo per archiviare la realtà."

Brooke Didonato ha una clientela composta da importanti aziende (tra le quali l’inserto D di Repubblica) ma si sente un’artista e non una semplice creativa. Per vedere altri suoi scatti oltre a dare uno sguardo al sito internet si può scorrere il suo account instagram.

DiDonatoi-D103.jpg
DiDonato.107.jpg
BrookeDidonato_6.jpg
BrookeDidonato_5.jpg
brooke-extra-1.jpg
BrookeDidonato_2.jpg
BrookeDidonato_01.jpg
DiDonato.103.jpg
DiDonato.104.jpg

Nella sua ultima serie Kehinde Wiley arricchisce d'ornamenti i corpi e i volti degli afroamericani di Saint Louis per rendere epiche le loro storie

Kehinde Wiley, American, born 1977; Charles I, 2018;; oil on linen; image: 96 × 72 inches;; Courtesy of the artist and Roberts Projects, Los Angeles, California 2018.124;© Kehinde Wiley

Kehinde Wiley, American, born 1977; Charles I, 2018;; oil on linen; image: 96 × 72 inches;; Courtesy of the artist and Roberts Projects, Los Angeles, California 2018.124;© Kehinde Wiley

Al di fuori degli Stati Uniti il lavoro di Kehinde Wiley si è imposto soprattutto per il ritratto di Barack Obama. Ma, anche dopo aver collocato la tela che congelava l’immagine dell’ex-presidente allo Smithsonian, l’artista ha continuato a dipingere. Fino a sabato scorso, per esempio, era in mostra al Saint Louis Art Museum con una nuova serie di opere che effigia dei comuni cittadini del Missuri in un tripudio di fiori e motivi decorativi vari.

Kehinde Wiley esplora la ritrattistica classica mettendo al centro del quadro dei soggetti di colore. Più spesso persone di bassa estrazione sociale, per contrapporre la fierezza delle pose e la sicurezza delle espressioni alla semplicità del loro look. L’artista mutua piuttosto puntigliosamente il modo in cui i suoi personaggi si atteggiano ai dipinti del passato conservati nei musei e aggiunge un fondo a motivi ornamentali, rubato a tappezzerie o tessuti (ecc.) e rigorosamente collegato al luogo in cui si svolge la scena. Nella serie di Saint Louis le decorazioni si liberano e arrivano a invadere le immagini dei soggetti ritratti. Il gesto dei vegetali stilizzati, però, non appare bellicoso ma teso a coronare e arricchire. Quindi è una sorta di protezione.

"Quello che faccio (con la mia pittura ndr) è rallentare, prendere tempo- ha detto Wiley in un’intervista rilasciata a un quotidiano di Saint Louis- per onorare le persone in ogni piccolo dettaglio del loro essere. Dalle loro unghie al tipo di jeans che indossano - o quella sorta di timidezza o audacia del loro carattere. "

Nella serie di opere esposte al Saint Louis Art Museum l’artista ha preso spunto da un fatto di cronaca avvenuto nel 2014 nella vicina Ferguson, dove il nero 18enne disarmato Michael Brown è stato ucciso da un agente di polizia bianco. Gli 11 ritratti esposti, infatti, fotografano persone di quella comunità o comunque del lato nord della città.

I ritratti di Kehinde Wiley si possono vedere anche sul suo sito internet o sul suo spazio instagram. (via Hyperallergic)

Kehinde Wiley, “Portrait of Mahogany Jones and Marcus Stokes” (2018), oil on linen, image: 108 × 84 inches, framed: 119 × 95 × 6 inches, Saint Louis Art Museum

Kehinde Wiley, “Portrait of Mahogany Jones and Marcus Stokes” (2018), oil on linen, image: 108 × 84 inches, framed: 119 × 95 × 6 inches, Saint Louis Art Museum

Kehinde Wiley, “Three Girls in a Wood” (2018), oil on linen, image: 108 × 144 inches, framed: 119 in. × 155 inches, Saint Louis Art Museum

Kehinde Wiley, “Three Girls in a Wood” (2018), oil on linen, image: 108 × 144 inches, framed: 119 in. × 155 inches, Saint Louis Art Museum

Kehinde Wiley, “Saint Jerome Hearing the Trumpet of the Last Judgment” (2018), oil on linen, image: 96 × 72 inches, framed: 107 × 83 × 6 inches, Saint Louis Art Museum

Kehinde Wiley, “Saint Jerome Hearing the Trumpet of the Last Judgment” (2018), oil on linen, image: 96 × 72 inches, framed: 107 × 83 × 6 inches, Saint Louis Art Museum

“Jacob de Graeff”, 2018 image via Colossal

“Jacob de Graeff”, 2018 image via Colossal

“Madame Valmant”, 2018 image via Colossal

“Madame Valmant”, 2018 image via Colossal