Il paesaggio minuscolo e fuggente delle nuove opere di Toshihiko Shibuya

Toshihiko Shibuya, “Between Art and nature” 2023 (Birth-Origin; Generation serie). Images © Toshihiko Shibuya

E’ il principio dell’estate sull’Isola di Hokkaido (a nord del Giappone): i piedistalli dalle forme minimali dell’installazione ricorrente “Snow Pallet”, che Toshihiko Shibuya usa per monitorare l’accumularsi della neve durante la stagione fredda (sottolineando così il mutare del paesaggio a seconda del mese, del giorno, e persino dell’ora), sono ancora in mezzo alla natura. I semi bianchi e lanugginosi di un gruppo di piante li ha ricoperti, persino i colori vividi, che l’artista applica alla base delle scarne sculture, si proiettano su di loro come farebbero con la neve. Un piccolo miracolo che Shibuya non manca di ammirare e pubblicare su Instagram:

La lanugine dei salici si accumula come neve- scrive- Il carico di neve estiva è un carico semplicemente soffice”.

Queste minuscole ed inaspettate modifiche dell’ambiente naturale che ci circonda e che si fa sentire sia in città che in campagna, sono per lui fonte di continuo stupore. Oltre a costituire momenti di trasformazione della sua opera.

Quasi leggendario per rigore e cautela, Toshihiko Shibuya, infatti, da anni ormai basa la sua pratica, su due serie scultoree che documentano lo svolgersi e il succedersi delle stagioni piene (“Snow Pallet” in inverno, “Generation” in estate). Lavori minimali, pensati per mettere al centro la natura, intervenendo il meno possibile su di essa (supporti per sostenere le nevicate d’inverno, puntine a testa sferica da posizionare direttamente nei boschi sul finire dell’estate). Preferendo una scarna forma di scultura, mutevole ed effimera, alle opere ideate come commento o interpretazione.

Tuttavia, l’artista originario di Sapporo, oltre a rileggere il classico tema del paesaggio in chiave contemporanea e a rinfrescare il canovaccio ormai datato della Land Art introducendo elementi nuovi (manufatti di derivazione industriale e colori ‘kawaii’), gioca gran parte del suo lavoro sulla memoria. Si fanno sentire sia l’idea di celebrare e preservare la vibrante bellezza della vita che quella di mappare i cambiamenti del clima (e di conseguenza dell’ambiente) nel corso del tempo.

La legge dei cicli naturali-ha affermato più volte - ha cominciato a perdersi a poco a poco”.

Proprio per questo alle sue installazioni affianca anche degli oggetti volti a preservare l’ineffabile bellezza del paesaggio estivo o invernale. Più spesso si tratta di tronchi ricoperti di muschio. prelevati direttamente dal sottobosco, su cui l’artista interviene con puntine da disegno colorate che simulano la vita minuscola di funghi, mucillaggini e insetti.

E’successo pure nella sua ultima infornata di opere, intitolata “Between Art and nature” (parte della serie “Birth-Origin"). Ci sono, appunto, cortecce punteggiate da elementi bianchi (pochissimi) e tramutate in giardini mobili su cui continuano a prosperare fili d’erba e piante selvatiche. Ma anche oggetti trovati, accostati tra loro (come un lapislazzulo grezzo, messo accanto al corallo e ad pezzo di legno macchiato di blu dal fungo Chlorosplenium aeruginosum), che ricordano le collezioni botaniche di un museo di storia naturale, così come quelle di un Gabinetto delle Curiosità. Di diametralmente opposto rispetto ad una Wunderkammer c’è la ricerca della quotidianità su cui l’artista orienta ogni sua scelta: quelle che ritroviamo al centro del suo lavoro sono specie botaniche o di funghi comunissime. Talmente diffuse da comparire, a prima vista, inalterate, da una parte all’altra del Pianeta; forme di vita semi- apolidi, cui siamo tutti talmente abituati da rivolger loro raramente lo sguardo. Eppure antichissime e che restano in gran parte territorio inesplorato dal sapere umano (la maggior parte dei muschi, per esempio, sono dei veri e propri fossili viventi: esistono da almeno 200miioni di anni).

L’artista ha anche sistemato un tipo particolarmente armonioso di muschio in un vaso da bonsai e ha usato delle puntine a testa sferica rosa corallo per sottolinearne la bellezza:

Raffigura- ha spiegato- lo sviluppo della formazione del corpo fruttifero della muffa melmosa (fungo deformato) Lycogala epidendrum. Quando l'epidendro è giovane è rosa e piccolo con un diametro di circa 5 mm”.

Questo interesse per l’ecosistema del sottobosco nella sua declinazione più minuscola, allude ai nostri limiti sensoriali e all’inarrestabilità del ciclo vitale. In qualche modo suggerisce che il vuoto non esiste. Ma cerca anche di porre rimedio alla miopia umana, congelando i piccoli-grandi miracoli che si consumano ogni giorno, talmente in fretta, da non riuscire a coglierli. Così, le fotografie del momento in cui i semi dei soffioni prendono il volo (ingranditi e in bianco e nero), diventano poetici giochi di ombre e luci, un elegante proliferare di segni, in bilico tra rappresentazione e trasfigurazione della realtà. Che in un momento sovrappongono registri comunicativi diversi, quasi indecise se raccontare una storia, documentare un fenomeno, citare la Storia dell’Arte o permettere alla mente di disegnare una propria, intima, cosmogonia del quotidiano.

Toshihiko Shibuya ha un sito internet che tiene sempre aggiornato e, in genere, condivide sia su Facebook che su Instagram le evoluzioni della sua opera.

Toshihiko Shibuya, “Between Art and nature” 2023 (Birth-Origin; Generation serie). Images © Toshihiko Shibuya

Toshihiko Shibuya, “Between Art and nature” 2023 (Birth-Origin; Generation serie). Images © Toshihiko Shibuya

Toshihiko Shibuya, “Between Art and nature” 2023 (Birth-Origin; Generation serie). Images © Toshihiko Shibuya

Toshihiko Shibuya, “Between Art and nature” 2023 (Birth-Origin; Generation serie). Images © Toshihiko Shibuya

Toshihiko Shibuya, “Between Art and nature” 2023 (Birth-Origin; Generation serie). Images © Toshihiko Shibuya

Toshihiko Shibuya, “Between Art and nature” 2023 (Birth-Origin; Generation serie). Images © Toshihiko Shibuya

Toshihiko Shibuya, “Between Art and nature” 2023 (Birth-Origin; Generation serie). Images © Toshihiko Shibuya

Toshihiko Shibuya, “Between Art and nature” 2023 (Birth-Origin; Generation serie). Images © Toshihiko Shibuya

Toshihiko Shibuya, “Between Art and nature” 2023 (Birth-Origin; Generation serie). Images © Toshihiko Shibuya

In anteprima "The Life of Hokusai" di Katsumi Sakakura che racconta la vita del pittore giapponese mixando danza e arti marziali

Ci saranno a disposizione solo due date (il 30 giugno e il 1 luglio), che per giunta sono un anteprima europea, per vedere “The Life of Hokusai”. Uno spettacolo dal ritmo sincopato, che racconterà la vita dell’iconico pittore giapponese, con lo stile fresco e adrenalinico del famoso performer Katsumi Sakakura.

The Life of Hokusai”, nasce dalla collaborazione di Sakakura con il produttore Shin Sugimoto. Anche se non si può negare che il regista, Kento Shimizu e il character designer, Takashi Okazaki (popolare per il samurai hip-hop di “Afro Samurai” e per aver lavorato al film d'animazione “Ninja Batman” della DC Comics), abbiano fatto la loro parte.

D’altra parte, “The Life of Hokusai” non è un normale spettacolo di prosa. Tanto per cominciare, alterna la recitazione con brani strumentali e danza (l’impianto può ricordare quello del teatro kabuki). Soprattutto danza, risolta con lo stile peculiare di Sakakura, che fa grande uso delle arti marziali tradizionali nipponiche mixate tra loro e incrociate con passi presi dal balletto vero e proprio. Il risultato, apparentemente impetuoso e scenografico, è visivamente appagante per lo spettatore e molto impegnativo per i performers.

Inoltre, lo spettacolo prevede la proiezione di video a cui i ballerini si sincronizzano, fino a dare l’impressione di modificare le immagini con i loro movimenti (mandare in frantumi un oggetto inesistente con una mossa di karate, per esempio, o dipingere senza pennello sullo schermo alle loro spalle).

Katsumi Sakakura, inoltre, è anche un designer di riconosciuto talento e crea da solo i costumi per le proprie esibizioni. E c’è da immaginare che lavorare su Hokusai l’abbia di certo ispirato.

Vissuto tra ‘700 e ‘800, Katsushika Hokusai, è stato un pittore ed incisore giapponese conosciuto soprattutto per le sue opere in stile ukiyo-e (immagini del mondo fluttuante). Universalmente noto il suo capolavoro: "Una grande onda al largo di Kanagawa". La sua biografia è ricca di spunti originali e intriganti ma a interessare particolarmente Sakakura è il fatto che si considerasse un ponte tra energie celesti e terrene. Oltre naturalmente all’aspetto umano, qui interpretato come un oscura forza propulsiva del talento dell’artista.

"Magia e colori si abbattono sul palco- spiegano gli organizzzatori- con l’impeto de La grande onda di Kanagawa, il capolavoro assoluto di Hokusai, immergendo gli spettatori in un viaggio tra le valli, le montagne, i fiumi e la maestosità della natura che hanno così profondamente ispirato la sua arte, nonché tra i demoni e le ombre che l’hanno resa per lui l’impresa alla quale devolversi con vorace maniacalità fino alla morte."

Creato nel 2020, “The Life of Hokusai”, è stato messo in scena in ritardo per la pandemia ma è già oggetto di un documentario (il regista è sempre Kneto Shimizu), attualmente in streaming su Amazone Prime Japan, Usa e Uk. E’ stato realizzato per celebrare il duecentosessantesimo anniversario della nascita di Hokusai.

A Bologna, lo spettacolo “The Life of Hokusai” di Katsumi Sakakura, si terrà al Teatro Arena del Sole il 30 giugno e il primo luglio (con quattro repliche). Saranno le uniche due date italiane. Oltre a rappresentare, come già accennato, la prima volta in Europa dell’opera.

La pittura senza confini di David Hockney in Giappone dopo 27 anni

The Arrival of Spring in Woldgate, East Yorkshire in 2011 (twenty eleven), 2011, Oil on 32 canvases (91.5 x 122 cm each), 365.6 x 975.2 cm, Centre Pompidou, Paris. Musée national d'art moderne-Centre de création industrielle © David Hockney Photo: Richard Schmidt

La pittura senza confini di David Hockney

Convinto libertario, figura controcorrente, artista sperimentatore, viaggiatore e immenso pittore, David Hockney, che in luglio compirà 86 anni. è tornato ad esporre in Giappone dopo una lunga pausa. La vasta retrospettiva intitolata semplicemente "David Hockney", in corso al Museo d'Arte Contemporanea di Tokyo (o Mot Art Museum), infatti, arriva 27 anni dopo il suo precendente show nella capitale del Giappone.

E lo fa in grande stile con 120 opere (alcune delle quali davvero molto rappresentative), divise in otto sezioni. Inoltre, la mostra presenta per la prima volta in Asia il dipinto del 2011 "The Arrival of Spring in Woldgate, East Yorkshire in 2011 (twenty eleven)" (la rappresentazione di un bosco in primavera su una pergamena lunga 90 metri). Per la prima volta in Giappone poi, anche 12 disegni per iPad di grandi dimensioni stampati su carta. Ma soprattutto, l’intera seconda metà della mostra, è una novità (dal vivo s’intende) per il popolo del Sol Levante.

Nel lasso di tempo che separa questo appuntamento da quello precedente di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Per l’Hocknay artista poi, che è sempre stato in costante movimento, ancora di più. Basti pensare che la Royal Academy di Londra (nel 2012) e il Centre Pompidou di Parigi (nel 2017) gli hanno dedicato una personale, ed entrambe le mostre hanno superato i 600mila visitatori, facendone uno degli artisti più popolari al mondo. Nel 2018 l’opera di Hockney è diventata anche la più preziosa, quando il dipinto del ‘72 "Portrait of an Artist (Pool with Two Figures)" (una delle sue tante immagini della vita in Califormia durante quel periodo, quando Hockney cercava avidamente di catturare ogni riflesso di luce nell'acqua delle piscine), è stato battuto dalla casa d’aste Christie’s di New York per 90 milioni di dollari, superando il record del "Balloon Dog (Orange)" di Jeff Koons. Koons quel record se lo sarebbe ripreso un anno dopo, ma per un solo milione. Nel 2017 Hockney ha anche esposto per la prima volta in Italia (alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro a Venezia).

Nato a Bradford nel Regno Unito, David Hockney, nel corso della sua carriera è stato un pittore, disegnatore, incisore, scenografo e fotografo. Amante delle nuove opportunità offerte dalla tecnologia per sviluppare il suo lavoro, ha sperimentato i materiali più vari: dal fax alla pasta di carta, dalle applicazioni per computer ai programmi di disegno per iPad (le sue performance con questo insolito medium sono diventate famose ma Hockney dopo un po’ è ritornato alla pittura ad olio). Non ha mai fatto Nft, però.

Gay dichiarato dall’età di 23 anni, è stato anche uno dei primi a dipingere la quotidianità degli omosessuali senza drammi o particolari rivendicazioni. Il suo lungo periodo di vita nella East-Cost è sottolineato da tutte le sue biografie, insieme alle opere che ne sono nate (il sole abbacinante della California, le piscine sfavillanti animate da onde placide e luci, sopratutto luci; ma anche oggetti più anonimi come gli irrigatori), ma Hockney è stato un grande viaggiatore. Visitando e lavorado (talvolta anche comprando casa) in tanti luoghi diversi: Colorado, Iowa, l'Artico a nord della Norvegia, la Francia rurale, ma pure Parigi, Londra, New York e Kyoto, oltre a Bridlington e Los Angeles. Ed attingendo dalle sollecitazioni e dalla storia di ognuno di questi luoghi per creare. Nell’elenco compare persino Lucca. Adesso l’artista però vive prevalentemente in Normandia, con il compagno di lunga data Jean-Pierre Gonçalves de Lima (detto JP) e da anni ha problemi d’udito, anche se non ha mai perso l’ironia, una certa bizzarra e ricercata eleganza, insieme all’amore per i piccoli piaceri della vita fra i quali il fumo (di cui è rimasto un acceso sostenitore).

Sovente torna in Inghilterra, dov’è celebrato come una sorta di sovrano, non a caso è accademico reale (uno solo della sfilza di riconoscimenti attribuitigli dalla sua patria). E a ragione, perchè l’opera di Hockney affonda le sue radici nelle rappresentazioni del paesaggio del natio Yokshire e della campagna inglese in generale. Risuona di riferimenti ad artisti del Regno Unito, amati in Gran Bretagna come in nessuna altra parte del mondo (come, ad esempio, Turner e Constable). Pure se a cadenza ciclica si sono imposte le sue rivisitazioni di altri generi classici, come il ritratto, l’autoritratto e la natura morta. E anche se, tutto sommato, l’animo inquieto di Hockney ha esplorato, nel tempo, interi libri di storia dell’arte, stabilendo che le proprie stelle polari risiedessero altrove. Da giovane venne colpito dalla pittura di Jackson Pollock (fece persino l’autostop per andare a vedere una sua mostra a Londra), ma nel corso degli anni non ha mai fatto mistero di stimare l’opera di Vermeer, Degas e van Gogh, come quella di nessun altro. A parte il suo eroe prediletto, ovviamente: Pablo Picasso.

E poi c’è la storia della sua epifania: avvenuta di fronte alla pittura cinese, quando ha superato per sempre la gabbia della prospettiva rinascimentale e della fotografia. Ritrovandosi in un punto di vista più realistico, morbido, labile e decisamente meno geometrico.

Impossibile non soffermarsi un secondo sui ritratti, spesso strettamente realistici, a volte inseriti in un ambiente volto a mettere in luce e a terminare di raccontare i protagonisti, altre lasciando il soggetto da solo in un corpo a corpo, amichevole, ma serrato con l’artista. Hockney, infatti, oltre a dipingere ‘en plain air’, ha ritratto anche le persone dal vivo, facendole posare nel suo studio, come praticamente non faceva più nessuno, grosso modo dall’invenzione della fotografia in poi.

Per i ritratti realizzati in tempi relativamente recenti, in occasione di una mostra alla Royal Accdemy of Arts (Londra), l’artista ha dichiarato di domandare almeno tre giorni di posa alle persone ma di arrivare a volte a sei o più. Tuttavia, nell’ormai iconico "Mr and Mrs Clark and Percy", in cui il pittore ha lavorato con la fotografia (anche se i Signori Clarck hanno posato per lui molte volte), alcune difficoltà tecniche insieme alla ferma volontà di raggiungere il massimo, hanno gonfiato i tempi a dismisura. Tanto che Hockney ha cominciato a scattare immagini e fare bozzetti nel 1969, a lavorare sulla tela nella primavera del’70 per terminarla solo nel ‘71. L’opera rappresenta l’amico stilista Ossie Clarck insieme alla moglie Celia Birtwell (disegnatrice di motivi per le stoffe e cara amica di David a sua volta) e alla loro micetta Percy. Hockney ha dipinto la testa di Ossie Clarck ben 12 volte prima di esserne soddisfatto.

La gattina Percy (che può essere letta come un simbolo del comportamento libertino di Ossie), ha anticipato i bellissimi ritratti dell’artista ai suoi cani (alcuni attualmente in mostra nella collettiva "Portraits of Dogs: From Gainsborough to Hockney" alla Wallace Collection di Londra).

Anche "Mr and Mrs Clark and Percy" adesso è esposto al Museum of Contemporary Art di Tokyo (Mot). L’importante retrospettiva nipponica dedicata a David Hockney si concluderà il 5 novembre 2023.

Mr and Mrs Clark and Percy, 1970-71, Acrylic on canvas, 213.4 x 304.8 cm, Tate: Presented by the Friends of the Tate Gallery 1971 © David Hockney

No. 118, 16th March 2020, from "The Arrival of Spring, Normandy, 2020", 2020, iPad painting printed on paper, 56.3 x 75.0 cm, Collection of the artist © David Hockney

A Lawn Sprinkler, 1967, Acrylic on canvas, 125.8 x 123.8 cm, Museum of Contemporary Art Tokyo © David Hockney

A Year in Normandie 2020-2021 (detail), 2020-21, Composite iPad painting, 100 x 9000 cm, Collection of the artist © David Hockney