Le minuscole e fragili sculture di (euglena) fatte con i semi dei soffioni

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Le sculture della giovanissima artista giapponese (euglena) sono piccole-piccole. Fragili e delicate come i semi dei soffioni di cui sono composte. Tanto minuscole che per guardarle bisogna avvicinarsi. E loro, per ricambiare l’attenzione dell’osservatore, si muovono con lui e ne accompagnano il respiro.

La pazienza e la fermezza che occorrono per costruire queste forme lillipuziane vengono bilanciate dalla leggerezza dei volumi e dall’impalpabile gioco dei chiaroscuri, ombra e luce che si riflettono sui piani e giocano con il materiale traslucido di cui sono fatti i semi di tarassaco.

Ma è nel movimento che queste piccole sculture si realizzano. L’elasticità e la leggerezza del materiale, infatti, è determinante per permettere ai volumi di aprirsi, distendersi, contrarsi, vibrare. Scongiurando l’effetto museo e rendendo lo spettatore partecipe della loro poetica danza e responsabile del loro futuro (in questo senso il lavoro si allontana dal mantra giapponese dell’osservazione della natura e si fa portavoce di istanze ambientaliste).

Le opere di (euglena) sono state recentemente esposte allo Japan Media Arts Festival 2019, dove ha vinto il premio come miglior artista esordiente. Per vederla al lavoro ho inserito un video in coda a questo post, cui seguono delle riprese delle sculture che s muovono durante un’esposizione. (via Spoon and Tamago)

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Toshihiko Shibuya ha creato un mosaico drammatico ed evocativo con i fiori e le piante raccolti nella selvaggia natura di Hokkaido

New White Collection- Black Boxes series; All photo Courtesy Toshihiko Shibuya

New White Collection- Black Boxes series; All photo Courtesy Toshihiko Shibuya

Durante l’estate l’artista giapponese Toshihiko Shibuya (di cui ho parlato qui, qui e qui) ha raccolto fragili fiori, foglie e soffioni per farli seccare. Poi, senza modificarli in alcun modo, li ha messi in tante piccole teche nere. Formando una sorta di erbario drammatico ed evocativo. 
Un mosaico dedicato alla selvaggia natura dell’isola di Hokkaido.

Toshihiko Shibuya vive a Sapporo ma per realizzare le sue installazioni si sposta spesso nelle aree più incontaminate e ricche di biodiversità dell’estremo nord del Giappone. Quest’anno ha vinto il premio ‘Hokkaido Culture Encouragement Prize’.

Ma con questa serie di opere (‘New white collection’, ‘Black boxe series’) Shibuya non vuole attirare la nostra attenzione su piante rare o esotiche ma sulle specie più semplici e rustiche che vivono intorno a noi. E crescono silenziose persino nelle nostre città (in molti casi a oriente come ad occidente).

“I temi del mio lavoro- dice- sono le simbiosi, la coesistenza e la circolazione della vita. Penso che questo sia il mezzo per far riscoprire alle persone la piccola natura che sta sotto i nostri piedi”.

Il lavoro di Toshihiko Shibuya si può collocare nel solco della ‘Land art’ ma il suo approccio alla natura, al contrario di molti artisti che hanno fatto parte dello storico movimento o che ad essi si sono ispirati, è rivolto verso ciò che è piccolo e potrebbe passare inosservato: i fiori più comuni, il muschio di un ruscello, la neve che si scioglie o aumenta di volume modificando il paesaggio. In questo senso il lavoro dell’artista è una ricerca sulla nostra percezione. Un invito alla lentezza e all’attenzione.

Nella ‘New white collection’, l’artista non modifica in alcun modo le piante. Si limita a fissarle, con infinita cura, ben attento a non rovinarle, a tante piccole teche. Il fondo nero, tuttavia, le rende drammatiche come fotografie di posa. E ci invita a riflettere, mentre catturiamo immagini con i nostri smartphone e postiamo tutto sui social, sulla differenza che passa tra oggettività e punto di vista. 

Fino al 29 ottobre la 'White Collection-Black box series' di Toshihiko Shibuya sarà in mostra al 'TO OV café gallery', ma per seguire il lavoro dell'artista giapponese non serve andare così lontano perchè oltre al suo sito internet ci sono gli account Facebook ed Instagram.

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